Pagina:Melli - La Colonia Eritrea (1899).djvu/342

Da Wikisource.
Vai alla navigazione Vai alla ricerca

— 313 —

modo e spesso si disfanno; si pratica la poligamia come tra i mussulmani, e si abbandonano i figli per non mantenerli. Le donne però sono buone, tolleranti e mansuete; esse sopportano il maggior peso nelle cure della famiglia; quando sono maritate conservano una fedeltà esemplare e sono piene di amorevolezza pei figli; l’unica barbara usanza che le deturpa è quella del tripudio osceno sui campi di battaglia, ornandosi il collo dei genitali recisi ai vinti.

Anche i figli hanno grande rispetto pei genitori, e sebbene il padre generalmente li trascuri, essi lo hanno quasi sempre in venerazione, specialmente se forte e valoroso in guerra.

Le relazioni tra famiglie vicine, sono cortesi ed urbane; le donne ambiscono mostrarsi gentili e premurose e sono molto ospitaliere e caritatevoli.

Nelle nozze, nelle nascite e nei funerali, tutti gli amici partecipano alla gioia od al dolore della famiglia in festa od in lutto, e poichè qualunque evento, o lieto, o triste, ivi si solenizza colle danze, col canto e colle smodate libazioni di idromele, queste partecipazioni riescono graditissime e ricercate.



Delinquenza e Giustizia. — In Abissinia sono rarissimi i furti e le violenze in genere tra famigliari e privati, ma sono frequenti quelli commessi armata mano in campo aperto da molti contro pochi (razzie). La menzogna è popolare come l’accattonaggio; nessuno dice mai la verità senza sotterfugi o restrizioni e pochissimi giurano sinceramente.

Le ribellioni ed il brigantaggio sono le peggiori piaghe che infestino l’Abissinia, e la giustizia che emana dai codici o dalle consuetudini è informata a dei principii di barbarie che sanciscono la vendetta del sangue, la pena del taglione, l’estirpazione della lingua agli spergiuri, le mutilazioni ai traditori, l’accecamento, l’impiccazione dei ribelli e l’evirazione dei nemici morti in battaglia.