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| 292 | MEM. STOR. CIV. ED ECCL. |
offerri solitum, per la ragione, che siegue: Porrò in veteri Testamento unum erat Templum ad totum Israelitici Imperii cultum religiosum, unus Sacrificiis omnibus locus... Cum primum autem Templa alia, vel ab Feroboamo, vel a Samaritis extrui capere, scissa est, et profanata Religio. Apud Gentiles autem nequaquam verisimile est, nec probari certis ullis argumentis fot est, et Templa fuisse in singulis vicis, et Sacerdotes. Quare nec mirum debet cuiquam accidere, si quid ejusmod:secuta initio Ecclesia est in constituenda exteriori disciplina sua.
2. In forma tale, che in que’ primi tempi si celebrava nelle Cattedrali, e ivi conveniva il Popolo, e s’invitavano quei di altri luoghi a participare ex consecratu Episcopi, e a quelli, che non potevano convenire in segno di communione, e di carità, si trasmetteva per i Diaconi, come abbiamo da S. Giustino M. nella sua Apologia 2. Solis die, cioè nel giorno di Domenica, che si prende per il giorno del Sole, come consagrato a Dio, Sole di giustizia, Solis die omnibus, qui in Urbibus, vel in agris degunt, in eumdem locum conventus sit et c. Prapositus preces, et Eucharistiam facit et c. distributio sit praesentibus, absentibus per Diaconos mittitur : E talvolta si trasmetteva in Roma, anche per mezzo degl’Accoliti, come abbiamo da Innocenzo I. scrivendo a Decenzio Vescovo di Gubbio:De fermento, quod die Dominico per Titulos mittimus, superflue nos consulere voluisti, cum omnes Ecclesiae nostrae intra Civitatem sint constitutae. Qua cum Presbyteri, quia de ipsa, propter plebem sibi creditam, nobiscum convenire non possunt; idcirco fermentum a nobis confectum per Acolythos accipiunt, ut se a nostra communione, maxime illa die, non judicent separatos. Quod per Parochias fieri debere non puto: quia non longe portanda sunt Sacramenta. Ma non perciò può negarsi, che da’ Critici molte cose delle suddette si controvertono: e noi le abbiamo notate, come sopra, lasciando, che ognuno prenda quel partito, che più gli paja confacevole al suo proposito.
3. E sia come si voglia è certo, che poi oppressi i Vescovi dalla gran mole di altre occupazioni, tratto tratto diedero mano, che i Preti celebrassero, e ammininistrassero gl’altri Sagramenti nelle Città, e luoghi Diocesani, e quivi i Parochi avevano il nome di Parochi Rurali a differenza de’ Parochi Urbani: e talvolta il titolo di Corepiscopi, appresso ebbero anche l’officio di Vicario Foraneo, e vogliono, che esercitassero le Funzioni Vescovili, benchè con licenza del proprio Vescovo; e su di ciò si allegano diversi Sagri Concilj, tra quelli il Concilio Antiocheno Can. 10. Neocesariense Can. 13. Ancirano Can. 13. e le parole dell’Antiocheno sono le seguenti: Qui in vicis, et villis constituti sunt Chorepiscopi, tametsi manus impositionem ab Episcopo susceperant, et ut Episcopi sunt consecrati; tamen placuit S. Synodo scire oportere modum proprium retinere. Il qual modo si era di non tenere ordinazioni, senza licenza del Vescovo Diocesano.
4. Che i medesimi esercitassero l’ufficio de’ Vicarj de’ Vescovi, ne parla S. Isidoro Vescovo di Siviglia: Chorepiscopi, così egli, idest, Vicarii Episcoporum ad exemplum LXX. Seniorum: tanquam Sacerdotes propter sollicitudinem