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Pagina:Memorie storiche civili, ed ecclesiastiche della città, e diocesi di Larino.djvu/468

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LIB IV. CAP. V. 367

non meno di opere buone, che di moltitudine di anni, poco dopo pagato il debito di natura, riposò in pace nel Signore. I Religiosi essendo per molti anni celebri, e tenuti di somma vita appresso ogn’uno, esercitandosi nella cura del Tempio, e del Divino culto, studiosamente tanto le ricchezze, come le devozioni presso i confinanti mirabilmente accrebbero, talmente che moltissimi Nobili, e Principali allettati grandemente dalla Religiosità de’ Padri, e divozione del luogo, facevano libero dono alla Chiesa Tremitana delle Castella, Ville, e Campi in remissione de’ loro peccati, e salute delle anime, che in brieve tempo di facoltà divenne ricca.

4. Ora lasciando la fede di tutta questo racconto appresso l’Autore, è certo, che niente ci fa sapere del tempo, in cui fu edificato il Tempio dal Romita; e per altro lo supponiamo prima della sua ideale consagrazione, della quale si parla nel seg. §.4. come pure avressimo bramato sapere, che sorta di Religiosi egli vi conducesse colla compiacenza del Sommo Pontefice, siccome il nome di questo Papa. Quel, che sappiamo di certo si è, che nel Secolo XI. abitavano in questo luogo i PP. Benedettini, ed in quel tempo vediamo avervi dimorato Desiderio, poi Vittore III. come si è detto nel §.1. e Leone Ostienfe cap.27. presso il P. Abate Gattola Istor. Casin. tom.1. ove dell’Origine, e progresso della giuridizione del Monastero Cassinese pag.275. riportando le sue parole dice, quod nobis , parla del Monistero di Tremiti, antiquitus pertinuisse Romanorum quoque Pontificum privilegia pleraque testantur: ma a noi è ignoto quando vi s’introducessero, non potea però essere prima del Secolo VI. nel cui principio il Patriarca S. Benedetto istituì la sua S. Religione, mai bastantemente lodata per riformare in Occidente l’Ordine Monastico, dove non molto prima fu veduta sotto varie regole.

5. Lasciamo poi notare le monete di oro, che si suppongono ritrovate dal Romita colla corona indorata, e che finora, com’egli dice, si mostra a’ Forartieri, come di Diomede. Lasciamo queste, e altre cose, le quali chi che sia di mediocre erudizione può vedere di che peso siano. Pensiamo fermarci in due cose. La prima a quell’andare in Costintinopoli, quando di questa Città, non si aveva ancora il nome, essendo stata edificata in luogo dell’antico Bisanzio da Costantino, che le diede il nome, e anche quello di nuova Roma: e si diede principio all’edificio nell’anno 324. come vuole il Baronio, o nel 325. o 326. come dicono altri, o nel 328. come è di parere il Petavio, e al racconto di Socrate lib.2. cap.2. ciò fu fatto non senza segno Divino, dicendo, che il Signore gli comandò di notte in visione, che ingrandisse la Città di Bizanzio, il che non sortì, se non dopo di essersi fatto Cristiano. La seconda, ove si parla di donazione di Castella, Ville, e Campi in remistìone de’ peccati, e per la salute delle Anime: sapendo ognuno, che questa formola non cominciò, che ne’ Secoli bassi, come nel seg. §.4. e il chiaro Gio: Battista Vico nel lib.2. della scienza nuova ci fa vedere, che le Castella furono così dette nella barbarie ricorsa, che da per tutto distruggeva le Città, e così si salvarono le famiglie, onde provennero le novelle nazioni di Europa, e ne restarono agl’Italiani dette Castella, tutte quelle, che fossero nuove Signorie, dovendosi pigliare per il nome Castella, non già alcune fortezze, ma mucchi, e quantità di cale unite insieme, e circondate di mura. E anche poi ebbero altro significato, come diciamo altrove.