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| 378 | MEM. STOR. CIV. ED ECCL. |
quando si dirà della Badia diS. Maria di Casalpiano, che sta nel tenimento di Morrone, come nel cap. 15. di questo medesimo lib.4.
8. Vivendo di nuovo i Religiosi sviati dal loro istituto, e sempre per incuria, dell’Abate, Gregorio IX. volendovi dar riparo nel 1236. commise a
Giovanni Vescovo di Dragonara, che gli riformasse, e riduceste all’antica osservanza regolare: e questo con un rescritto datum Reate 12. Kal. Augusti Pontificatus sui anno X. il quale si portò in un luogo più vicino all’Isole di Tremiti, chiamato Venacquosa posto in Diocesi di Larino, come si dice parlandosi della Terra di Chieuti; e il Vescovo Giovanni assegna la cagione per la quale si fermò nel luogo menzionato: Cum nobis ad Monasterium ipsum securus non pateret accessus propter periculum Piratarum, et Sclavorum timorem cum quibus dicti Abbas, et Monaci confederati noscuntur . E nominando il luogo, lo chiama Venam de causis, siccome innanzi abbiamo veduto nelle Bolle di Niccolo II. e di Alessandro III. ove si parla della conferma de’ privilegj del Monistero Tremitano, dove si legge: Castellum de Vena de causa.
9. Quello che il Vescovo di Dragonara oprasse, si vede disteso nella relazione fatta da lui, insieme con Gualtiero Arciprete della Chiesa di Penne a Gregorio IX. la quale si riferisce tutta intera da Ughellio tom.8. dell’Italia Sagra nella Vita di esso Giovanni Vescovo Dragonariense alla col.277. della seconda edizione. Nella quale riportandosi da principio la copia delle lettere Apostoliche, con che si diede la commissione, stimiamo notarsi per il fatto nostro il loro incominciamento, che è tale: Gregorius Episcopus Servus Servorum Dei. Venerabili Fratri Episcopo bragonariensi, et Dilectis Filiis & c. Cum Monasterium de Tremito Ordinis S. Benedicti Larinensis Diocesis ad nos nulla medio, ut dicitur, pertinens. Ma di questo essere il Monistero di Tremiti in Diocesi di Larino, ne faremo ampio discorso nel seg. §.VI.
10. Non sappiamo ciò, che poi seguisse dalla relazione fatta dal Vescovo Giovanni al Sommo Pontefice sopra lo stato miserabile del Monastero, e de’ Monaci; sappiamo bensì, che in appresso detto luogo fu conceduto a’ PP. Cisterciensi, e forse a riguardo della relazione medesima, giacchè si dice nella commissione, che da il Papa al Vescovo di Dragonara, che non potendo riformare li Religiosi Benedettini, che vi erano, v’introducesse i Cisterciensi: Si poterint hi hoc eodem ordine reformari, detis ad hoc opem, et operam efficacem: alioquin in ipsum Monasterium Cisterciensium ordinem inducatis: Per altro, che vi fussero posti i Cisterciensi, lo dicono molti Storici, e ancora ce lo fa sapere il P. Coccarella di sopra più volte nominato.
11. Questi Religiosi però non troppo, e forse circa un Secolo, se pure vi entrarono vi stiedero, e fino a tanto, che successe quel gran fatto, per cagione del quale fu abbandonato questo Monistero. Il tutto si racconta dal lodato Cronista Coccarella, il quale asserisce, che venendo alcuni Corsari dalla Dalmazia, diedero il sacco a’ tesori del Tempio, e alle ricchezze del Monistero, ed ampiamente morte a tutti i Religiosi; ed essendo rimasto solo vivo l’Abate per non essersi ritrovato presente a quella miserabile strage, vedendo col suo ritorno, che con difficoltà si potea dare riparo al gran danneggiamento, e consi-