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| 386 | MEM. STOR. CIV. ED ECCL. |
meno Monsignor Vescovo, che deve aver Cura dell’Anime, e che brama accommodarle per la via del Signore, per quanto gli sia possibile, senza pregiudizio delle ragioni del detto P. Abate, e suoi Vassalli, credendo, che non poteva con autorità privata altro, che lui, o suoi Superiori in grado d’appellazione giudicare della validità, e invalidità di dette Censure, concede le dette facoltà al suddetto P. Economo, e che frattanto restino coverti li Cedoloni ne’ luoghi affissi.
IX. E stabilite le cose, come sopra, colla riserva dell’approvazione del d. P. Procuratore Generale, per parte della Religione dalla Sede Apostolica, quando questo sia necessario, per il desiderio della buona armonìa, che si ha tra dette parti, acciò anche si abbia tutta la quiete tra essi, e loro successori, sudditi, e vassalli respettivamente in perpetuo propongono da decidersi dall’Illmi Signori Ignazio Maria Alfani Avvocato della Religione, e dal Sig. Gio: Battista Monacelli, Agente di esso Monsignor Tria, come pregono li medesimi a farlo sommariamente in presenza del R. P. Procuratore Generale de’ Lateranensi, e senza tela giudiziaria, ma come si conviene tra i Prelati stretti amici, e se mai non convenissero tra di loro, ciò, che non credono, in tal caso si pregono li medesimi, e con essi il detto R. P. Procuratore Generale di elegere un terzo a loro arbitrio, non bramandosi in questo, che sapere la verità per la loro quiete, e de’ loro successori, e vassalli respettivamente, come sopra, e le cose da decidersi sono le seguenti.
Primo se a Monsignor Vescovo di Larino si debbano da detta Chiesa, e suoi Economi pro tempore, quelli jussi, dritti, e ricognizioni, che si corrispondono al medesimo da tutti gl’altri Parochi, ed Economi di essa Diocesi, come sono il Sinodatico, che è li quattro Carlini ogni volta, che si celebra il Sinodo, e ogn’anno il Catedratico, che è almeno di venti carlini, in segno di riverenza dovuta alla Cattedrale, presente di Natale, che chiamano, che è di carlini quindici, in segno di devozione verso il proprio Pastore, Candelora, che è d’un Cereo d’una libra di cera, per il giorno della Purificazione, in tempo della S. Visita di essa Chiesa, che consiste ne’ Rituali ad farmam Sacrorum Canonum, e specialmente del Sacro Concilio di Trento, trattandosi d’una Chiesa lontana più dell’altre Terre della Diocesi da sei miglia; pretendendo il P. Abate suddetto, che benchè ciò si prattichi da’ Parochi, e Chiese Secolari della Diocesi, non già debba pratticàrsi colla suddetta Chiesa Regolare di S. Agata, e suoi Economi, e che in altre Chiese simili poste in altre Diocesi loro, non siano soliti corrispondere simili dritti, e jussi: siccome all’incontro dice Monsignor Vescovo, che corrispondendo l’altre Chiese Parrocchiali, e non Parrocchiali, e loro Parochi in Diocesi, debbono anche quelli, questa di S. Agata, e suo Economo, perchè sono cose dovute de jure anche de’ Regolari, specialmente in questa Diocesi di Larino, come si vede nelle Bolle di quella Chiesa di Larino di Lucio III. e d’Innocenze IV. riportate in Sinodo p.231. e segg. e se non si pagano in altre Diocesi, faranno varie le fondazioni delle Chiese, o che siano andate in dissuso, come molte cose anche in quella Chiesa di Larino, ma non già li suddetti dritti, e jussi, che da tutte le dette Chiese, e loro Parochi si corrispondono.