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Pagina:Memorie storiche su la vita gli studj e le opere di Lionardo da Vinci.djvu/21

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10 MEMORIE STORICHE

stamento medesimo rammemora i fratelli, e loro lascia una somma di denaro che impiegata avea in Firenze, e forse anche la sua parte del podere di Fiesole, come a suo luogo vedremo. E ciò basti per levargli di fronte, come meglio si può, la macchia de’ natali, a lui senza sua colpa improntata.

III. Ne’ primi anni suoi Lionardo, sortito avendo dalla natura e belle forme e robustezza non ordinaria, e agilità somma con ingegno perspicacissimo ma inquieto, molti studj intraprese con ardore, come l’aritmetica, scienza allora non comune, la musica per cui molto piacque anche nella virilità, e la poesia in cui non solo bel riuscì scrivendo versi, ma anche cantandoli all’improvviso, se il vero ci narrano Lomazzo[1], e Vasari[2]. Convienci confessar però che nel sonetto morale, sola composizione poetica di lui rimastaci, ha mostrato d’essere più uomo sensato che immaginoso poeta[3]. Ma fra gli studj suoi,


  1. Idea del tempio della pittura, pag. 42.
  2. Vite de' più eccellenti Pittori ec., Vita di Lionardo da Vinci; e questa intendesi sempre indicata, qualunque volta nomino Vasari.
  3. Eccolo riportato dal Dufresne e da altri.

    Chi non puo quel che vuol, quel che puo voglia;
    Che quel che non si puo folle è il volere.
    Adunque saggio è l’uomo da tenere
    Che da quel che non puo suo voler toglia.