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| DI LIONARDO DA VINCI. | 15 |
giovanetto anche di scultura e di plastica, facendo alcune teste di femmine ridenti e di putti che parevano uscite di mano d’un maestro; e d’architettura pur occupandosi fe' disegni di varj edifizj, delle quali cose tutte abbiamo a testimonj il Lomazzo, e ’l Varasi, e i suoi disegni medesimi.
Ciò che scrisse e che fece in appresso ben ci prova quanti e quali studj facesse Lionardo ne’ suoi primi anni, attese le cognizioni vaste e profonde che in diverse scienze ed arti mostrò d’avere. Per formarcene un’idea basta leggere la lettera ch’egli indirizzò a Lodovico il Moro reggente, e poco men che signore del ducato di Milano, allorchè qui chiamollo. Ricoppiolla Oltrocchi dal summentovato atlantico codice vinciano. Eccola scritta, quale ivi si legge al foglio 382[1], se non che Lio-
- ↑ Oltrocchi ritenne l’ortografia vinciana, e quì pur io la ritengo. Certo è non esser quella ch’è adottata oggidì; ma v’ha alcuni casi, in cui la trovo ragionevole. Egli generalmente non riconosce che la c e la g quali le prononziamo inanti all’e, e all’i, onde scrive ca, co, cu, ga, go, gu ove noi scriviamo cia, cio, ciu, gia, gio, giù; e aggiugne la h alla c e alla g ove vuole chi si pronunzino come noi la pronunziamo avanti a, o, u. Così ammette la sola s dolce, raddoppiandola quando si pronunzia forte, ancorchè talora sia impura. Sovente pur unisce l’articolo e la preposizione al nome, come faceano i primi scrittori italiani. Di tutto ciò avremo frequenti esempj negli squarci che riporterò tratti da suoi scritti; sebbene questi medesimi suoi principj egli non segua costantemente.