Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. I, 1912 – BEIC 1883676.djvu/265

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atto primo 259


progenie di monarchi; e meco unita
vassalli produrrá. Sai che con questi
ineguali imenei
ella a me scende, io non m’innalzo a lei.
Valentiniano. Il mondo e la germana
nell’illustre imeneo punto non perde:
e, se perdesse ancor, quando all’imprese
d’un eroe corrispondo,
non può lagnarsi e la germana e il mondo.
Ezio. No, consentir non deggio
che comparisca Augusto,
per esser grato ad uno, a tanti ingiusto.
Valentiniano. Duce, fra noi si parli
con franchezza una volta. Il tuo rispetto
è un pretesto al rifiuto. Alfin che brami?
Forse è picciolo il dono? o vuoi per sempre
Cesare debitor? Superbo al paro
di chi troppo richiede
è colui che ricusa ogni mercede.
Ezio. E ben, la tua franchezza
sia d’esempio alla mia. Signor, tu credi
premiarmi, e mi punisci.
Valentiniano.  Io non sapea
che a te fosse castigo
una sposa germana al tuo regnante.
Ezio. Non è gran premio a chi d’un’altra è amante.
Valentiniano. Dov’è questa beltá che tanto indietro
lascia il merto d’Onoria? È a me soggetta?
Onora i regni miei? Stringer vogl’io
queste illustri catene.
Spiegami il nome suo.
Ezio.  Fulvia è il mio bene.
Valentiniano.  Fulvia?
Ezio. Appunto. (Si turba.)
Valentiniano.  (Oh sorte!) Ed ella
sa l’amor tuo?