Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. I, 1912 – BEIC 1883676.djvu/243

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varianti 237


SCENA XIII

Cesare, portato da’ soldati sopra carro trionfale formato di scudi e d’insegne militari, preceduto dall’esercito vittorioso ed accompagnato da Fulvio.

               Coro. Giá ti cede il mondo intero,
          o felice vincitor.
               Non v’è regno, non v’è impero,
          che resista al tuo valor.

(Terminato il coro, Cesare scende dal carro, il quale disfacendosi, ciascuno de’ soldati, che lo componevano, si pone in ordinanza con gli altri).

Cesare. Il vincere, o compagni,
non è tutto valor: la sorte ancora
ha parte ne’ trionfi. Il proprio vanto
del vincitore è il moderar se stesso,
né incrudelir su l’inimico oppresso.
Con mille e mille abbiamo
il trionfar comune,
il perdonar non giá. Questa è di Roma
domestica virtú: se ne rammenti
oggi ciascun di voi. D’ogni nemico
risparmiate la vita; e con piú cura
conservate in Catone
l’esempio degli eroi
a me, alla patria, all’universo, a voi.
Fulvio. Cesare, non temerne: è giá sicura
la salvezza di lui. Corse il tuo cenno
per le schiere fedeli.

SCENA ULTIMA

Marzia, Emilia e detti.

Marzia. Lasciatemi, o crudeli! (verso la scena)
Voglio del padre mio
l’estremo fato accompagnare anch’io.