Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. I, 1912 – BEIC 1883676.djvu/326

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320 v - alessandro nell'indie


dovevate morir. Tornate in campo,
ricercate di Poro. Il vostro sangue,
se tardo è alla difesa,
se vile è alla vendetta,
spargetelo dal seno
alla grand’ombra in sacrificio almeno.
 (partono le comparse)
Oh dèi! mi fa spavento
piú di Poro il coraggio,
l’anima intollerante e le gelose
furie, che in sen si facilmente aduna,
che il valor d’Alessandro e la fortuna.
Poro. (Ecco l’infida!) Io vengo,
regina, a te di fortunati eventi
felice apportator. (con ironia amara)
Cleofide. (rasserenandosi) Numi! respiro.
Che rechi mai?
Poro. (come sopra, con ironia) Per Alessandro alfine
si dichiarò la sorte. Esulta: avrai
dell’Oriente oppresso (Cleofide si turba)
a momenti al tuo piè tutti i trofei.
Cleofide. Cosí m’insulti? Oh dèi! Dunque saranno
eterne le dubbiezze
del geloso tuo cor? Fidati, o caro,
fidati pur di me.
Poro.  Di te si fida
anche Alessandro. E chi può dir qual sia
l’ingannato di noi? So ch’ei ritorna,
e torna vincitor; so che altre volte
coll’armi de’ tuoi vezzi, o finti o veri,
hai le sue forze indebolite e dome.
E creder deggio? e ho da fidarmi? e come?
Cleofide. Ingrato! hai poche prove
della mia fedeltá? Comparve appena
su l’indico confine
dell’Asia il domator, che il tuo periglio