Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. I, 1912 – BEIC 1883676.djvu/60

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54 i - didone abbandonata


SCENA XII

Osmida e detti.

Didone. Osmida!
Osmida.  Arde d’intorno...
Didone. Lo so: d’Enea ti chiedo.
Che ottenesti da Enea?
Osmida.  Partì. Lontano
è giá da queste sponde. Io giunsi appena
a ravvisar le fuggitive antenne.
Didone. Ah stolta! io stessa, io sono
complice di sua fuga. Al primo istante
arrestar lo dovea. Ritorna, Osmida,
corri, vola sul lido; aduna insieme
armi, navi, guerrieri;
raggiungi l’infedele,
lacera i lini suoi, sommergi i legni.
Portami fra catene
quel traditore avvinto;
e, se vivo non puoi, portalo estinto.
Osmida. Tu pensi a vendicarti, e cresce intanto
la sollecita fiamma.
Didone.  È ver, corriamo,
io voglio... Ah no... Restate...
Ma la vostra dimora...
Io mi confondo... E non partisti ancora?
Osmida. Eseguisco i tuoi cenni. (parte)

SCENA XIII

Didone, Selene, Araspe.

Araspe.  Al tuo periglio
pensa, o Didone.
Selene.  E pensa
a ripararne il danno.