Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. I, 1912 – BEIC 1883676.djvu/62

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
56 i - didone abbandonata


il minaccioso stuol Cartago inonda.
Fra le strida e i tumulti
agl’insulti degli empii
son le vergini esposte, aperti i tempii:
né piú desta pietade
o l’immatura o la cadente etade.
Didone. Dunque alla mia ruina
piú riparo non v’è?
 (si comincia a vedere il fuoco nella reggia)

SCENA XVI

Selene e detti.

Selene.  Fuggi, o regina!
Son vinti i tuoi custodi;
non ci resta difesa.
Dalla cittade accesa
passan le fiamme alla tua reggia in seno,
e di fumo e faville è il ciel ripieno.
Didone. Andiam. Si cerchi altrove
per noi qualche soccorso.
Osmida.  E come?
Selene.  E dove?
Didone. Venite, anime imbelli:
se vi manca valore,
imparate da me come si muore.

SCENA XVII

Iarba con guardie, e detti.

Iarba. Férmati.
Didone.4 Oh dèi!
Iarba.  Dove cosí smarrita?
Forse al fedel troiano