Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. II, 1913 – BEIC 1884499.pdf/24

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i8 VI - SEMIRAMIDE
Semiramide. La téma è vana:
parla; di me ti puoi fidar.
Scitalce. Vorrei
pietosa a’ miei martiri,
mercé del tuo favor, render Tamiri.
Semiramide. (Oh ingrato! oh disleale!)
Scitalce. Ella è il mio foco;
adoro il suo sembiante...
Semiramide. Non più. (Fingiam.) Ti compatisco amante.
A parlar con Tamiri,
ogni tua brama a secondar m’appresto.
Scitalce. Torna appunto Tamiri: il tempo è questo.
Semiramide. (Oh importuno ritorno!)
Scitalce. Or dir le puoi
eh’è l’amor mio, eh’è il mio tormento estremo.
Semiramide. Allontanati e taci. (Io fingo e fremo.)
(Scitalce si ritira indietro)
SCENA X
Tamiri e detti.
Tamiri. Signor, quali predici
venture all’amor mio?
Semiramide. Poco felici.
Sudai finora invano
con Scitalce per te. Di lui ti scorda:
non è degno d’amor.
Tamiri. Perché?
Semiramide. Ti basti
saper che non si trova
il più perfido core, il più rubello.
Scitalce. Signor, parli di me? (avanzandosi)
Semiramide. Di te favello.
Scitalce. (E pure impallidisce!) (ritirandosi indietro)
Tamiri. E s’ei non m’ama,