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ATTO SECONDO 279
SCENA XII
Alceste e detta.
Alceste. Adorata regina, io più non credo
che di dolor si muora. È folle inganno
dir che affretti un affanno
l’ultime della v r ita ore funeste:
se fosse ver, non viverebbe Alceste.
Ma, se questa produce
sospirata mercé la pena mia,
la pena, ch’io provai,
in questo punto è compensata assai.
Cleonice. (Tenerezze crudeli!)
Alceste. Ah! se l’istessa
per me tu sei, come per te son io;
s’è ver che posso ancora
tutto sperar da te, qual fu l’errore,
per cui tanto rigore
io da te meritai, dimmi una volta.
Cleonice. Tutto, Alceste, saprai: siedi e m’ascolta.
Alceste. Servo al sovrano impero.
Cleonice. (Io gelo e temo.) (siede)
Alceste. (Io mi consolo e spero.) (siede)
Cleonice. Alceste, ami da vero
la tua regina, o t’innamora in lei
lo splendor della cuna,
l’onor degli avi e la reai fortuna?
Alceste. Cosi bassi pensieri
credi in Alceste? o con i dubbi tuoi
rimproverar mi vuoi
le paterne capanne? Io fra le selve,
ove nacqui, ove crebbi,
o lasciai questi sensi, o mai non gli ebbi.
In Cleonice adoro