Pagina:Metastasio, Pietro – Opere, Vol. II, 1913 – BEIC 1884499.pdf/36

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3° VI - SEMIRAMIDE
Ircano. E tu pretendi...
Mirteo. E vuoi...
Scitai.ce. Tacete: è vano il contrastar fra voi.
A vendicar Tamiri
venga Ircano, Mirteo, venga uno stuolo:
solo io sarò; né mi sgomento io solo.
(in atto di partire)
Semiramide. Férmati. (Oh Dio!)
Scitalce. Che chiedi?
Semiramide. In questa reggia
sugli occhi miei Tamiri
il rifiuto soffri: prima d’ogni altro
10 son l’offeso, e pria d’ogni altro io voglio
l’oltraggio vendicar. Qui prigioniero
resti Scitalce, e qui deponga il brando.
Sibari, sia tuo peso
la custodia del reo.
Scitalce. Come!
Sibari. Che intendo!
Semiramide. (Cosi non mi paleso e lo difendo.)
Scitai.ce. Ch’io ceda il brando mio!
Semiramide. Non piu; cosi comando, il re son io.
Scitalce. Cosi comandi ! E parli
a Scitalce cosi? Colpa si grande
ti sembra il mio rifiuto? Ah! troppo insulti
la sofferenza mia. Qui potrei farti
forse arrossire...
Semiramide. Olà! t’accheta e parti.
Scitalce. Ma qual perfidia è questa? Ove mi trovo?
nella reggia d’Assiria o fra i deserti
dell’inospita Libia? Udiste mai
che fosse più fallace
11 Moro infido o l’Arabo rapace?
No, no: l’Arabo, il Moro
han più idea di dovere;
han più fede tra loro anche le fiere, (getta la spada)