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35« X - ISSI PI LE
Col tuo sposo fedele
vivi e regna per me. Se a voi s’accresce
la vita che m’avanza,
abbastanza regnai, vissi abbastanza.
Rodope. Oh forte !
Giasone . Oh generoso !
Issipile. E non ti muove
tanta virtù, Learco?
Learco. Anzi m’irrita.
Issipile. Dunque?
Learco. Vieni, o l’uccido.
Issipile. Ah ! questo pianto
ti faccia impietosir. Del mio rifiuto
ti vendicasti assai. Basta, Learco,
basta cosi. Non sei contento ancora?
Vuoi vedermi al tuo piede
miserabile oggetto in questo lido?
Eccomi a’ piedi tuoi, (s’inginocchia)
Learco. Vieni, o l’uccido.
Issipile. Si, verrò, traditori verrò; ma quanto
d’orribile ha l’inferno (s’alza furiosa)
meco verrà. Delle abborrite nozze
fia pronuba Megera, auspice Aletto.
Io delle Furie tutte,
io sarò la peggior. Verrò; ma solo
per strapparti dal seno,
mostro di crudeltà, quel core infido.
Scellerato! verrò.
Learco. Vieni, o l’uccido.
(con isdegno, in atto dì ferire)
Issipile. Eccomi, non ferir, (a Learco)
Numi, pietà non v’è?
Ricòrdati di me. (a Giasone)
Morir mi sento.
Ha ben di sasso il core
chi, senza lagrimar,