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XVII - ZENOBIA

ZOPIRO.

Zenobia

ZOPIRO.

(Ah! Radamisto adora.) E vuoi la morte d’un si fido amatore?

Salva il mio sposo, e non mi dir chi muore.

Salvo tu vuoi lo sposo? salvo lo sposo avrai: lascia del tuo riposo, lascia la cura a me.

I dubbi tuoi perdono : tutto il mio cor non sai.

Ti spiegherà chi sono

quel ch’io farò per te. (parte)

SCENA Vili Zenobia sola.

E vivi, e spiri, e pronunciar potesti,

donna crudel, si barbaro decreto

senza morir! né mi scoppiasti in seno,

ingratissimo cor! Dunque... Che dici,

folle Zenobia? Il tuo dover compisti:

e ti lagni e ne piangi? Ah! questo pianto

scema prezzo al trionfo. È colpa eguale

un mal che si commetta,

e un ben che si detesti. È ver ; ma intanto

muor Tiridate, io lo condanno, e forse

or, chiamandomi a nome... Ah! dèi clementi,

difendetelo voi. Salvar lo sposo

eran le parti mie : le vostre or sono

protegger l’innocenza. Han dritto in cielo

le suppliche dolenti

d’un’anima fedel; né col mio pianto

rea d’alcun fallo innanzi a voi son io:

vien da limpida fonte il pianto mio.