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XX - IPERMESTRA

Danao.

Ipermestra.

Danao.

Ipermestra.

Danao.

Linceo.

Danao.

Linceo.

Ipermestra.

Danao.

padre, da te: me ne rammento. E questo è degli obblighi miei forse il minore : tu mi donasti un core, che, per non farsi reo, è capace...

T’accheta: ecco Linceo.

Deh! permetti ch’io fugga rincontro suo.

No; già ti vide, e troppo il fuggirlo è sospetto: il passo arresta, seconda i detti miei.

(Che angustia è questa!)

SCENA IX Linceo e detti.

Ad un si dolce invito (a Linceo) vien si pigro Linceo? Tanto s’affretta a meritar mercede, si poco a conseguirla.

I miei sudori,

le cure mie, la servitù costante, tutto il sangue, ch’io sparsi sotto i vessilli tuoi, della mercede, signor, ch’oggi mi dai, degni non sono: sol corrisponde al .donatore il dono.

(Doppio parlar!)

(Par che mirarmi, oh Dio! sdegni Ipermestra.)

(Ah, che tormento è il mio Io sperai di vederti oggi più lieto, o prence.

Linceo.

ma... poi...

Anch’io sperai...