Pagina:Milani - Risposta a Cattaneo, 1841.djvu/227

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Per condurre ad effetto questa grande opera di utilità pubblica la società, già privilegiata come società anonima, ha bisogno di un nuovo privilegio, di una nuova concessione governativa, ha bisogno che il governo trasmetta in lei il diritto che riserbò a sè per le grandi utilità pubbliche, il diritto della espropriazione forzosa pel titolo di pubblica utilità, diritto che i governi non esercitano e non concedono, che quando è chiaramente pro-i vata 1’ utilità pubblica dell’ opera che ha necessità di approfittarne.

Quindi 1’ impresa di una strada di ferro da Venezia a Milano è, e per la qualità dell’ opera che si eseguisce, e pel carattere della società che la eseguisce, un affare in primo capo di patriottismo, cioè di utilità pubblica, e poi di pecunia, cioè di utilità degli azionisti, appunto tutto il contrario di quello che crede il sig. Castelli, il quale afferma che deve essere

« in primo capo di pecunia, e non in primo capo di patriottismo ».

Ed appunto sta nella natura dèlia società anonima, cioè privilegiata, nella natura di una società privilegiata che eseguisce una grande via di comunicazione con 1’ autorizzazione governativa per la espropriazione forzosa,

di legare il governo ed il destino della sua cosa sociale alla esigenza dei maggiori possibili vantaggi municipali e nazionali, salvo alla società un onesto guadagno.

Ed anche questo contro quello che asserisce il sig. avvocato Castelli là dove scrive!

« stare nella natura della società anonima di non legajie il governo ed il destino » della sua cosa sociale alla esigenza dei maggiori possibili vantaggi municipali e na» zionali ».

E venendo alla somma: nel privilegio per la costruzione di una strada a guide di ferro da Venezia a Milano accordato da Sua Maestà ad una società anonima,

10 scopo propostosi da Sua Maestà è 1’ utilità pubblica ^

11 mezzo per giungere a questo scopo è la società anonima.

Il mezzo deve avere un guadagno, un utile, oltre il rimborso dei propri capitali!

ma quello solo che basta per giugnere allo scopo: non deve mutarsi nel fine, non volere a dirittura che la propria utilità sia il primo capo, e l’utilità pubblica il secondo.

n.

E non è nemmeno vero che gli azionisti spendano il danaro loro, il privato danaro dei sodi.

No, il danaro che spendono non è, alla fine del conto, il privato danaro dei sodi, ma è il danaro del pubblico.

Il fine dell’opera è, come fu detto, l’utilità pubblica: il mezzo per ottenerla la società degli azionisti. La società degli azionisti non è minimamente la proprietaria dell’ opera, essa non è che l’ intraprenditrice e 1’ usufruttuaria per una concessione governativa accordata in vista e per 1’ utilità pubblica.

La società non fa che anticipare il danaro salvo rimborso, e salvo un lucro annuo fino a rimborso ottenuto. Se la società spende troppo in confronto delle vere esigenze dell’ opera, o se ricaverà poco da essa in confronto di quello che potrebbe fruttare, il danno non sarà della società, ma del pubblico.

Gli azionisti, cioè gli impresarj, terran alta la tariffa di transito, ed il pubblico pagherà caro quello che avrebbe potuto pagare a buon patto: e se i cinquant’ anni di privilegio accordati non saranno sufficienti al rimborso di tutti i capitali impiegati nelF opera, Google