Pagina:Milani - Risposta a Cattaneo, 1841.djvu/232

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limiti, per ritrovare la linea, per tracciarla, bisogna sapere delle curve, delle pendenze, della spesa) e per sapere di questo occorre scendere agli studii particolari del mestiermiò.

Bisogna spiare tutto il terreno sopra cui il tracciato della linea mostrasi probabile, correrlo, camminarlo per tutti i versi; e questo per tutti i versi non è qui una figura oratoria, è una realtà, perchè la giacitura, la forma, le pieghe, le pendenze di un terrehò si presentano ora in un modo ed ora in un altro, secondo i punti di vista da cui si contemplano.

IS arte e F esperienza approfittano di questo studio, non già per tracciare definitivamente la linea, chè non è ancor tempo, ma per istringere i limiti tra cui dovrà esser chiusa, per dire: andremo piuttosto a destra che a sinistra: nel piano o tra i monti, e se tra i monti, come. Vi saranno delle difficoltà, degli stenti, delle spese, ma l’utilità delPopera può comportarle, ed in fine poi sono inevitabili.

A questo giunti, allora si dà mano alle operazioni geodetiche-, si addila la direzione del cammino, e la si segue con planimetrie, livellazioni e sezioni secondo il bisogno.

Queste operazioni geodeticìie svelano la passibilità delle grandi curve, le pendenze inevitabili e la spesa; ed è soltjnto dopo queste ultime fondamentali cognizioni, che F uomo d 9 arte può saviamente risolversi, concludere la linea, tracciarla definitivamente, e renderla pubblica se occorre: prima non sono che studii, linee che si possono e si deb" bono cambiare se F utilità lo domanda; e sarebbe giustamente accusato di presunzione queir uomo T arte che stimasse sè di tanto ingegno, di esperienza così nuova,

di occhio così infallibile da poter improvvisare, senza F ajuto di operazioni geode fiche, non dirò su di una carta geografica, chè sono sogni, ma sul terreno, e dopo il solo studio generale di esso, la linea più utile da percorrersi toh una nuova e grande comunicazione di uno stato, di un regno.

Ciò premesso, a qualche lume di quel che segue, dirò del fatto in arte fino ad ora: lo dirò non perchè creda che molto sia, che il desiderio mio era di gran lunga maggióre, ma perchè il dirlo alla Direzione è dover mio.

Il 25 del prossimo passato maggio mi giunse a Berlino il definitivo onorifico incarico, generosamente offertomi dalla rispettabile Commissione fondatrice lombardo-veneta, di creare e compilare il progetto per la costruzione di una strada di ferrò da Venezia a Milano, e di dirigerne la successiva esecuzione.

Il 19 giugno era a Venezia; il 30 a Milano; il 9 luglio a Verona, dopo aver concluso in Milano ed in Venezia, colle due sezioni della Commissione fondatrice, alcuni punti importanti di marito e di ordine. D’allora sino al 19 agosto rimasi a Verona, aprendo V ufficio tecnico, stendendo P ordito di quanto doveva muovere e dipendere dà me, compilando alcuni prospetti statistici, che ho poi inoltrato alle due sezioni lombarda e veneta della Commissione fondatrice, diretti a dar base sicura al progetto economico, alle future amministrative disposizioni; e dettando alcuni regolamenti od utili all’ordine dell’ ufficio, od indispensabili all’ unità ed alla esattezza delle operazioni geodetiche.

Il 21 fui al primo congresso generale degli azionisti in Venezia, ed il 24 incominciai a percorrere e ad esaminare il terreno.

Per qualche studio anteriore conosceva V Italia, gli imperi vicini, la topografia e la storia del Regno lombardo-veneto; i suoi mari, i suoi fiumi, le città.

il problema economico, quello diretto ad accennare la parte del Regno lombardo- Google