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| 12 | CAPITOLO I |
lotto, con un nuovo tesoro da mostrare, con un nuovo progetto da svelare, si arrestava di sobbalzo all’uscio perchè gli balenava il pensiero che là sul sofà non c’era la sua mamma ad aspettarlo con un sorriso; no, no, non ci son più i suoi baci, non c’è più la sua voce, più, mai più!
Povero bambino! Soffocato dai singhiozzi, correva via, lontano, all’aria aperta, in qualunque luogo, pur di fuggire da quel salotto vuoto, da quel desiderio ardente, da quel senso spaventoso di desolazione.
Solamente Colui che sta lassù nel più alto de’ Cieli sapeva che cosa vi era nel cuore del fanciullo. Egli solo poteva vedere il guanciale bagnato di lacrime e udire il grido soffocato che fuggiva nel profondo della notte da quel povero cuoricino orfano. «Oh, mamma, mamma! cosa faccio senza di te?»
Tutto questo era accaduto quasi due anni prima del giorno di cui vi ho parlato, quando la pioggia rappresentava così bene la sua parte davanti ai due piccoli spettatori affacciati alla finestra. In questi due anni il ricordo della mamma si era dileguato completamente dalla mente del piccolo Miles, ma in quella di Humphrey era invece ancora fresco e verde.
È vero che a volte passavano settimane e mesi senza che il suo pensiero si fermasse su lei: ma a un tratto un fiore, un libro, qualunque piccola cosa che le era appartenuta, lo portava tutto indietro a quel tempo... e il suo petto si sollevava, e quegli occhioni bruni, pieni d’allegria, erano subito offuscati da un velo di lagrime.
Nel salotto — ora quasi sempre chiuso — v’era un