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| INCOMPRESO | 13 |
ritratto a figura intera di Lady Duncombe con Humphrey fra le braccia, e in quei momenti d’improvvisa reminiscenza, o quando era in qualche guaio con Virginia, il fanciullo scappava furtivamente in quella stanza buia, e si raggomitolava sul pavimento, nella stessa posizione ch’egli aveva sul quadro, e si figurava di sentirsi intorno le braccia della mamma e la sua spalla contro la sua testa.
In certi giorni, il salotto veniva spazzato e spolverato, e dalle pesanti imposte spalancate la luce pioveva a torrenti sopra il quadro.
Allora i due fratellini correvano là tutti e due e, ritto davanti al ritratto, il maggiore raccontava al piccino tutto ciò che si ricordava della povera mamma.
Miles aveva un gran rispetto e una grande ammirazione per Humphrey. Un fanciullo di sette anni che porta calzoncini è sempre un oggetto d’ammirazione per un bimbo di quattro che è ancora limitato alla gonnellina: ma il sentimento d’inferiorità che provava Miles non era soltanto per la gonnellina.
La sua immaginazione non riusciva a prendere il volo oltre la biblioteca e la sala da pranzo; egli non poteva figurarsi il salotto in altro modo che una stanza chiusa. Quindi il suo rispetto per Humphrey s’ingrandiva ancor più, quand’egli gli faceva quelle splendide descrizioni delle passate glorie della casa, quando vi erano le tende di mussola alla finestra, e le belle fodere di cretonne a fiori su tutte le poltrone, e la mamma era là sdraiata sul canapè con accanto il suo tavolino da lavoro.
Con che voce sommessa e dolce Humphrey parlava di tutto questo! e come scintillavano i suoi occhi bruni!