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Pagina:Montgomery - Incompreso, traduzione di Sofia Bisi Albini, Milano, Baldini e Castoldi, 1915.djvu/130

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132 CAPITOLO XII


Nulla poteva aiutarlo, e si rassegnò alla volontà di Humphrey.

— Io sono sicuro di ammazzarmi, ma verrò, disse; e gli stese la sua manina tremante. Humphrey lo afferrò strettamente e lo tirò su pianin pianino.

Poi cominciarono a moversi lentamente, a strascinarsi lungo il ramo che si stendeva sull’acqua. Avviticchiandosi con gambe e braccia, e ascoltando la voce incoraggiante di Humphrey, il piccolo Miles si stabilì sul ramo e Humphrey gli si strinse vicino e gli mise un braccio intorno alla vita.

— Evviva! gridò, eccoci su tutti e due!

Erano così immersi nel loro divertimento che non avevano osservato il cielo annuvolato. Quell’ammasso di nuvoloni che avean già veduto nel campo s’era alzato sulle loro teste; l’aria era pesante e si udì lontano il brontolio del tuono. Cominciarono a cadere de’ goccioloni.

Humphrey si rammentò sussultando l’ingiunzione di suo padre intorno a Miles e le cattive conseguenze della loro ultima scappata.

— Bisogna andare a casa! esclamò.

E dimenticando la loro pericolosa posizione si mossero così improvvisamente che fu un miracolo se non buttò giù il fratellino.

Istintivamente stese la mano per salvarlo, e Miles si aggrappò al ramo per non perdere l’equilibrio.

Ma quei loro movimenti combinati misero alla prova il legno marcio che cedeva già sotto il loro peso. Dondolò... tremò, crepitò, poi con uno scroscio si ruppe il tronco, e ragazzi e ramo furono lanciati nell’acqua sottostante.