| Questa pagina è stata trascritta e formattata, ma deve essere riletta. |
PARTE SECONDA
I.
Sir Everard Duncombe, lasciato il campo della mietitura, seguitò la strada verso le scuderie, ma passando da casa gridò a Virginia — che era seduta alla finestra della nursery a lavorare — di andar a raggiungere i bambini.
Arrivato a Londra, andò al club per vedere se v’erano lettere, e incontratosi sulla scalinata con un amico, andò con lui giù per Picadilly, poi entrò nel parco da Hide Park Corner. Si fermarono accanto ai cancelli a guardar le file di carrozze colle loro eleganti padrone, ma sir Everard dopo un poco si congedò dall’amico e s’avviò verso il Serpentine in cerca d’un po’ d’aria.
La gracilità di Miles, ch’era il suo gran pensiero, l’occupava anche ora, e si domandava se crescendo si sarebbe risanato, se un inverno sul continente lo avrebbe potuto ristabilire, e se non sarebbe stata una buona cosa il portarlo a Londra per farlo visitare da qualche rinomato specialista per le malattie di petto.
Arrivato al laghetto del Serpentine, la vista dell’acqua gli richiamò alla mente lo stagno di Wareham e