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| 134 | PARTE II — CAPITOLO I |
la spedizione ch’era stata la causa dell’ultimo guaio. Poi si ricordò, con un sussulto, che aveva lasciato i bambini molto vicini a quel luogo tentatore, poichè dal campo dove si stava mietendo si poteva quasi scorgere lo stagno. Per un momento si domandò se era stato prudente di fidarsi ancora di Humphrey, ma poi riflettè che Virginia doveva averli raggiunti subito, e che c’era molta gente intorno. Inoltre erano tanto interessati nella mietitura!
Quando poi si ricordò le severe parole ch’egli aveva detto a Humphrey e il rimorso e il pentimento di lui, si tranquillò interamente.
Pure non poteva liberarsi da quel pensiero, e mentre guardava l’acqua, s’augurò d’aver quel tale specchio magico per poter vedere sino a Wareham.
Se in quel momento il suo desiderio fosse stato esaudito, egli avrebbe veduto Humphrey e Miles a cavalcioni del ramo infracidato, coi loro visini rossi e esultanti!
Mutò il tempo a Londra come a Wareham. Ombrelle e mantici di vetture furono presto inalberati e in un momento il parco fu deserto. Sir Everard ritornò al suo club, e stava tranquillamente chiudendo il suo ombrello nel vestibolo, quando gli fu consegnato un telegramma.
Lo scorse frettolosamente, poi si slanciò nella via chiamando una vettura.
— Stazione di Waterloo, gridò gettandosi dentro. Doppia paga se arrivi a tempo al treno.
L’occupazione e la confusione, se non sono punto comodi nè piacevoli, sono però utili in tali momenti. Impediscono alla mente di fissarsi troppo sulle cose penose, e ammortiscono il colpo.