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| 136 | PARTE II — CAPITOLO I |
que trattarsi che di Miles. E pensò come gli era apparso gracile e debolino all’ultima occhiata che gli aveva dato là nel campo di frumento.
Nel roseo delle sue guancie, intorno ai suoi occhi lucenti e alle sue labbra scolorite si vedevano ancora le traccie dell’ultima malattia.
Più il treno si avvicinava a Wareham, più la sua ansietà cresceva, e nella sua eccitazione diede la colpa dell’accaduto a tutto e a tutti.
— Perchè erano andati allo stagno ancora? si domandava stizzito. Era l’atto più ardito di disubbidienza che Humphrey avesse mai fatto.
In quel momento sentì che non avrebbe potuto mai perdonare a quell’ostinato fanciullo. Più e più volte la salute di Miles e persino la sua vita, erano state in pericolo per sbadataggine di Humphrey.
Sbadataggine? cocciutaggine deve dire. Egli era stato troppo indulgente! Ma d’ora innanzi prenderà misure più severe; il ragazzo dovrà e sarà forzato a imparar a ubbidire.
Egli è stato debole ma ora non lo sarà più. Ora nessuna punizione può essere abbastanza severa per Humphrey, e sarà certamente punito.
Poi pensò che era forse un pretendere troppo da una creatura così giovane e cominciò a gettare un po’ di biasimo sugli altri.
Virginia, perchè non era là? perchè non aveva impedito ch’essi andassero allo stagno? Persino i mietitori e il fattore s’ebbero la loro parte della sua collera. Ma possibile che fra tante persone non ci sia stata quell’una capace di proibir ai fanciulli di allontanarsi dal campo?