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| 16 | CAPITOLO I |
Essi erano così assorti nel babbo che non s’erano accorti che non era solo, ma che un altro signore era sceso dalla carrozza. Non se n’accorsero se non quando sir Everardo disse:
— E ora date la mano a questo signore. Vediamo un po’ se sapete dirmi chi egli è!
Humphrey fissò i suoi occhioni in viso al giovane e rispose mutando colore:
— Io dico che è lo zio Carletto, che è venuto a trovarci una volta: tanto tempo fa: prima che andasse sul mare; e prima....
— Proprio lui! interruppe sir Everardo. Non credevo che te ne ricordassi. Che cosa ti pare, Carletto? Humphrey non è molto mutato d’allora, eh? Ma questo demonietto qui, era proprio un bimbo quando tu sei partito, aggiunse, pigliando Miles in braccio e guardando suo cognato con un sorriso raggiante come per dire: Bello, eh?
— Che somiglianza! esclamò Carletto.
Sir Everardo rimise a terra il bambino con un sospiro.
— Le somiglia in più modi, ne ho paura, guarda qui. — E segnò col dito le traccie delicate delle vene azzurre sopra la fronte e il roseo di quelle belle gote.
Humphrey aveva ascoltato attento quella conversazione, ma quando il babbo si mise a baciare ancora Miles, egli si avvicinò allo zio e mise la sua mano in quella di lui:
— Sei un grazioso ometto, — gli disse lo zio Carletto passandogli l’altra mano sulla testina ricciuta. — Noi eravamo buoni amici, ti ricordi? — poi voltando