| Questa pagina è stata trascritta e formattata, ma deve essere riletta. |
| INCOMPRESO | 19 |
festa? — domandò posando le braccia sulla tavola e il mento sulle braccia e guardando il babbo in viso in attesa della sua risposta.
La testa dello zio Carletto si chinò giù giù sul piatto, e il suo viso diventava sempre più rosso.
— Lo so che cosa desidera! esclamò Humphrey. Lo ha detto lui a me!
Il povero giovane afferrò il copripiatto e fece per battere in ritirata, ma sull’uscio l’inesorabile maggiordomo gli passò la salsa di gamberi, ed egli fu obbligato ad avanzarsi verso il suo padrone. Ed Humphrey continuò, glorioso d’essere il confidente di Guglielmo: — Io oggi gli ho detto: Se il babbo volesse farti un regalo per il giorno della tua festa, che cosa ti piacerebbe? Ti ricordi, Guglielmo?... e lui mi disse: Ti ricordi neh?...
Un attacco così diretto era più di quel che occorreva per sbalordire un uomo.
Guglielmo si precipitò all’uscio col piatto mezzo pieno, e, malgrado le furiose occhiate del maggiordomo, disparve appunto nel momento in cui lo zio, non potendo più tenersi, scoppiava in una risata.
— Non devi chiacchierare a questo modo a pranzo, disse sir Everardo quando l’uscio si chiuse. Lo zio ed io non siamo ancora riusciti a dir una parola.
— Ti assicuro, — aggiunse sottovoce a suo cognato, — che questi bambini mi tengono sempre sulle spine, perchè non posso mai prevedere che cosa stiano per dire.
Quando il domestico riapparve, a suo gran sollievo, i signori stavano chiacchierando di politica, e Humphrey