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| 20 | CAPITOLO I |
aveva dedicato la sua attività a scavare delle fosse nella saliera, e seppellirvi dentro delle pillole di pane rubato al babbo.
— Vuoi venire la settimana ventura ad aiutarmi nel mio pranzo, Carlo? disse Everardo. Ho invitato degli aborigeni e avrei bisogno di un po’ d’aiuto. Sono più di due anni che non uso ai miei elettori nessuna cortesia e mi par che sia tempo di farlo.
— Che parole lunghe! mormorò Humphrey mentre copriva l’ultima fossa di sale e piantava sul colmo della montagnola una fogliuzza di prezzemolo ch’era caduta dal pesce.
— Babbo, domandò dopo un poco, che cosa sono gli abo... abo...
— Aborigeni, finì lo zio Carletto. Sono degli uomini selvaggi che stanno nelle foreste. Mezzo uomini e mezzo bestie, Humphrey.
— E il babbo li invita a pranzo?! esclamò stupito il fanciullo.
— Sicuro, rispose lo zio divertendosi dello scherzo. Sarà un bel divertimento per te e per Miles, non ti pare?
— Non ti pare! fece eco Humphrey, e balzato dalla sua seggiola, si mise a saltare intorno alla tavola.
— Oh, babbo, ci lascerai, ma senza dirlo a Virginia, veh! ci lascerai venir giù a pranzare quella sera? così li vediamo!
— Mah! in quanto al pranzo non so. I bambini sono un impiccio in queste occasioni... specialmente quando non sanno frenar la lingua a tempo. Ma potrete venire tutti e due nella biblioteca a vederli arrivare.