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| INCOMPRESO | 21 |
In questo punto la malaugurata testa di Virginia fece capolino all’uscio e la sua voce ancora più malaugurata proclamò: Monsieur Humphrey, monsieur Miles, il faut venir vous coucher.
I due bambini obbedirono facendo il broncio, perchè la conversazione era stata interrotta proprio al punto più interessante, e Humphrey aveva ancora cento domande da fare intorno agli aborigeni.
Pure s’avviarono di sopra cheti cheti, e Virginia li seguì proprio alle calcagna in caso saltasse loro in testa di far qualche malestro lungo la strada.
Ma quella sera erano troppo occupati dei selvaggi delle foreste che dovevano venire venerdì, per pensare ad altro: e arrivarono nella stanza da letto senza aver dato nessuna scossa al sistema nervoso di Virginia.
E, caso strano! la cosa durò per tutto il tempo che furono svestiti, lavati e messi nei loro lettini, l’uno di fianco all’altro.
Virginia chiuse le imposte, e con un sospirone di sollievo andò a cenare.
— Che gioia! è andata! esclamò Humphrey. Così potremo fare una bella chiacchierata sui selvaggi.
— Oh, Humphrey! disse il piccino con accento di preghiera. Non parlare adesso! è tanto scuro... Ma se proprio hai bisogno, dammi la tua mano da tenere, così non ho più paura.
— Allora non ne parleremo, Miles, rispose il maggiore con una voce carezzevole; e si tirò sulla sponda del letto, poi passò il braccio intorno al fratellino come per proteggerlo.
Miles, tutto riconfortato, si tirò anche lui sulla sponda