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| 24 | CAPITOLO II |
mattino d’estate. Humphrey inseguiva una farfalla, e lo zio Carletto guardava tutto intorno e ammirava la disposizione di quelle grandi aiuole, di que’ cespi di rose, di quel giardino, testimonio del buon gusto della sua povera sorella che amava tanto i fiori; e ripensava all’ultima volta che l’aveva attraversato con lei per andar alla chiesa.
— Chissà come arriva accaldato quel benedetto ragazzo! disse a un tratto sir Everardo guardando Humphrey che spiccava salti al di sopra delle aiuole. Non capisco davvero come si possa correre in una simile giornata.
— È un bel ragazzino! esclamò lo zio guardandolo anche lui, e sembra robusto.
— Oh, questo sì, rispose il baronetto. Non è mai stato a letto neppur un giorno. Ritrae molto dalla mia famiglia: diventerà forte ed alto come tutti noi.
— L’ho pensato anch’io questa mattina guardando i ritratti de’ tuoi antenati: la stessa figura diritta e ben piantata e gli stessi occhi neri. Miles è proprio l’opposto: così biondo e delicato...
— Come ti dicevo ieri, temo che Miles abbia tutta la costituzione di sua madre. Il minimo freddo gli fa venire una certa tossetta che mi spaventa, rispose il baronetto con un’aria turbata.
— Oh, ma che! crescendo gli passerà. Anch’io alla sua età avevo il petto delicatissimo, e ora, lo vedi, non ho mai il più piccolo disturbo.
Essi erano arrivati in fondo al viale e Humphrey non c’era più.
— Non lo aspetto mai, disse sir Everardo aprendo