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| 26 | CAPITOLO II |
a Miles, il gran perchè! Gli piaceva di guardare lo stesso pezzo dell’invetriata dipinta su cui gli occhi della mamma erano sempre fissi; e di tener i piedi sullo sgabello su cui teneva i suoi la mamma; e siccome il libro ch’ella leggeva era troppo pesante per lui da aprire, gli piaceva di posarvi su il suo libricino e di tener le dita su quell’«Adelaide» d’argento incastonato nella copertina di cuoio.
Egli non avrebbe saputo spiegare che cosa vi fosse nella vecchia chiesa che portava il suo pensiero indietro al tempo in cui c’era la mamma, ma è certo che quel bambino, di solito così irrequieto, si sedeva immobile nel suo cantuccio, e pensava alla prima domenica che vi era venuto, quando aveva letto sullo stesso libro con lei, e udito la sua voce dolce che si univa a quella di tutti gli altri nei salmi e negli inni.
Il servizio incominciò e Humphrey presto presto, dibattendosi, si tirò sull’orlo del sedile da cui si lasciò sdrucciolar sul pavimento.
I contadini erano ormai abituati a vedere in questo punto il baronetto rizzarsi alto e franco e la testina bruna sparire invece interamente. Ma lo zio Carletto che non vi era preparato, credette che il nipotino fosse caduto.
Ma no; eccolo là in piedi sul pavimento cogli occhi fissi sul libro, e colle pareti del banco che torreggiavano intorno a lui.
— Perchè mai non sale sullo sgabello? pensò il giovane.
Oh, era venuta tante volte al bambino la tentazione di guadagnare que’ tre piedi di altezza, ma era così