| Questa pagina è stata trascritta e formattata, ma deve essere riletta. |
| INCOMPRESO | 29 |
Persino i ragazzi della scuola del villaggio non fecero rumore coi piedi, e due o tre contadini che s’erano seduti nella loro posizione abituale, colle braccia incrociate sulla spalliera del banco della scuola, disposti a cedere a un sonnellino dopo quella lunga camminata sotto il sole, s’erano invece tirati su ritti e ascoltavano cogli occhi spalancati in faccia al ministro.
Due volte soltanto fu sviata l’attenzione di Humphrey.
La prima volta fu quando vide lo zio levar di tasca una matita e segnar qualche cosa sulla sua Bibbia.
Era una novità per Humphrey, che si credette in dovere di lasciarsi scivolar giù dal banco e di avvicinarglisi per investigar la faccenda.
Lo zio gli diede la Bibbia, e il fanciullo vide un segno al tema del sermone.
— Porterò anch’io una matita un’altra volta, e farò anch’io così, disse fra sè, mentre risaliva a stento sul suo sedile.
L’altra distrazione fu di un carattere più provocante.
Una vespa, dopo aver vagato qua e là per la chiesa, fece irruzione nel banco di famiglia, e fissò per sua vittima lo zio Carletto.
Humphrey, attirato dal ronzio, si voltò, e lo vide impegnato in una lotta disperata.
Chinava la testa innanzi, poi si tirava prontamente indietro, la piegava di fianco, deviava, si spingeva innanzi ancora, e si difendeva col dorso della mano: era inutile! la vespa tornava sempre all’assalto.
Humphrey avrebbe voluto star serio e teneva strette le labbra; ma a un tratto un allegro sorriso proruppe da tutti gli angoli del suo bel visetto, e si cacciò subito