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| INCOMPRESO | 35 |
mano bianca che teneva il libro, e, perchè no? allo scintillio dell’anello di brillanti nel momento che le dita sfogliavano le pagine.
Mi pare in questo momento di veder sorgere dall’oscurità la visione d’una madre col suo bambino.
Vedo i suoi dolci occhi che incontrano quelli del piccolo ascoltatore seduto sullo sgabello davanti a lei, colle braccia sulle sue ginocchia. Vedo il fervore che emana da ogni linea del suo bel viso; e mi par di sentire il suono della voce gentile che riduce i misteri della verità di Dio al livello della piccola intelligenza, che riceve una incancellabile impressione dal tono di commozione con cui ella ne parla, da quella certezza che l’amore e la fede ch’ella descrive non sono per lei delle vuote verità, ma sono vita della sua vita.
E io vedo gli occhi del fanciullo brillare e brillare, e spalancarsi con ardore mentre la sua mente afferra un riflesso dell’entusiasmo di sua madre.
È una pittura o una realtà?
Ho risvegliato in qualcuno un lontano, sbiadito ricordo? Oppure ho soltanto fantasticato?
Non lo so; ma so che la visione è già sparita nell’oscurità da cui l’aveva richiamata, e ora non la vedo più.
— Ragazzi! gridò la voce di sir Everardo in fondo alle scale, lo zio Carletto ed io andiamo a fare una passeggiata. Chi non ha voglia non venga.
Ma non vi poteva essere che una risposta: un grido e uno scalpiccio di piedini impazienti.
Era il solito giro del dopopranzo della domenica; le scuderie e la cascina, e poi attraverso i prati, a