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| 36 | CAPITOLO II |
ispezionare i covoni di fieno, e giù per i campi sino a una certa barriera da cui si dominava tutta la possessione.
— Se il bel tempo volesse durare almeno una quindicina, disse sir Everardo girando gli occhi su quei campi dorati, credo che potremmo avere un buon raccolto, zio Carletto?
— Oh, io sono sicuro! esclamò Humphrey che aveva sempre un’opinione su tutto e si credeva in dovere di esporla alla pubblica attenzione. Sono sicuro che avremo una tal quantità di frumento che non sapremo più cosa farne.
— Davvero? non mi è mai capitata una cosa simile, disse il babbo. Ma se la prima parte della tua predizione s’avvera, faremo una gran festa dopo la messe, e tu e Miles aprirete il ballo colle più belle bambine che potrete trovare nel villaggio, va bene?
— Oh, io so già con chi ballerò, rispose Humphrey dondolandosi sullo steccato, ma non è però una bambina, veh! è quasi vecchia, avrà vent’anni, credo. E non è neanche bella. Ma a me non piace ballare colle bambine.
— Ma chi è questa fortunata signora? dimandò lo zio Carletto.
— Ma che! non è una signora, rispose il fanciullo quasi con indignazione, è Dolly, la lavandaia: porta gli zoccoli e volta in su le maniche, ed ha le braccia rosse come le sue guancie. Ah! ah! vedi bene ch’è tutt’altro che una signora!
— Alla domenica però, sì, insinuò il piccolo Miles, perchè ha giù le maniche ed è vestita proprio bene.