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Pagina:Montgomery - Incompreso, traduzione di Sofia Bisi Albini, Milano, Baldini e Castoldi, 1915.djvu/37

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INCOMPRESO 39


— Andiamo, qui fa un caldo strano. Non vedo l’ora d’arrivare all’ombra di quegli alberi laggiù in quel campo.

Detto fatto, i bambini scavalcarono la barriera e corsero al punto indicato. Sir Everardo e lo zio Carletto si buttarono sull’erba all’ombra e i bambini si sedettero di fianco al babbo pregandolo di raccontar loro una storia.

— Ditelo allo zio. I marinai sono fatti apposta per raccontar le storie.

E infatti lo zio riuscì un incantevole raccontatore.

Egli parlò di pesci-cani e di balene, di coccodrilli e di caccie di cignali, e di cento altre meravigliose avventure di terra e di mare.

I bambini non perdevano una sillaba.

L’ombra era cresciuta, il sole illuminava già di traverso i campi di frumento, ed essi erano ancora là ad ascoltare colle labbra semiaperte e le ciglia inquiete; e il babbo fissava i loro occhi scintillanti e studiava le loro mobili fisonomie.

— Ma come? sono passate le sei, esclamò a un tratto balzando in piedi.

— Su su: finiamola colle storie, se no viene la notte e noi siamo qui ancora: Virginia penserà che ci sia accaduto Dio sa che cosa!

— Oh! esclamò Humphrey tirando un gran sospiro. Quel ricordo di Virginia lo aveva strappato giù dall’altezza di meraviglie in cui era salito, facendolo cadere in un ben insignificante particolare di ogni giorno!

— Era così bello! disse. Io spero, babbo, che tu mi lascerai diventare marinaio quando sarò grande, eh?