| Questa pagina è stata trascritta e formattata, ma deve essere riletta. |
| INCOMPRESO | 41 |
degli occhi lucenti di Miles, e non permise che si eccitasse ancora di più prima di andare a letto.
— Ma domani la finirai la storia del coccodrillo, vero, zio Carletto? gli mormorò Humphrey nell’orecchio, dopo esserglisi arrampicato sulle ginocchia per dargli la buona notte.
— Domani andrò via, mio caro.
— Vai domani! esclamò il fanciullo sorpreso. Che visita corta!
— Che visita corta, mormorò Miles facendo eco, poichè egli credeva suo compito di ripetere tutto quello che diceva suo fratello.
— Vi farò una visita più lunga un’altra volta, disse lo zio baciando i due bambini.
— Ma quando sarà quest’altra volta? insistette Humphrey.
— Quando sarà quest’altra volta? ripetè Miles.
— Ah! chi lo sa! rispose lo zio Carletto.
III.
— Ho fatto tanti progetti nella mia testa che ho paura che mi si rompa — disse Humphrey a Miles la mattina dopo, mentre ritti sui gradini del vestibolo guardavano la carrozza che si impiccioliva in lontananza, portando alla stazione il babbo e lo zio. — Qualcuna delle cose che ci ha contate lo zio Carletto, sarebbe facile da fare. Tu non hai paura, eh, d’arrampicarti su quella piantona che si spiega giù sopra lo stagno, dove vi sono i gigli d’acqua.