| Questa pagina è stata trascritta e formattata, ma deve essere riletta. |
| INCOMPRESO | 9 |
Londra, fuorchè dal sabato alla domenica in cui veniva all’Abbazia.
Durante queste sue rapide visite era sopraffatto dal racconto di tutti i malestri che Humphrey aveva commessi nella settimana.
Egli si era arrampicato su alberi impossibili e aveva spiccato salti da altezze spropositate. Era andato nelle scuderie fin sotto i piedi dei cavalli, e si era accovacciato nel canile insieme col bracco. Proprio per un miracolo non era caduto giù nel fossato di confine dei campi, ma il domani era scivolato nello stagno. Insomma le sue scappate non avevano fine! Ma il peggio era — e su questo Virginia insisteva specialmente — ch’egli trascinava anche il suo fratellino in ogni sorta di birichinate, poichè se Humphrey faceva una cosa, subito Miles voleva farla anche lui, e se Humphrey andava via, ecco che Miles gli correva dietro.
— E la cosa era ben diversa! — esclamava Virginia. — Humphrey era a prova di raffreddori e di tossi e d’ogni sorta di accidenti; ma il piccolo Miles era debole, e, poverino, aveva una speciale tendenza al croup e ai mali di petto: perciò bisognava evitare attentamente che pigliasse freddo, o si bagnasse i piedini, o facesse degli sforzi eccessivi.
Così timido e grazioso, tutto sorrisi e baci, egli era proprio il bambino fatto per deliziare un babbo, e sir Duncombe gli aveva dato tutto il suo amore.
Lady Duncombe — qualche tempo prima di morire — aveva osservato la predilezione del marito per il piccino, e lo aveva anzi rimproverato.
— È un cosino così seducente! — egli aveva rispo-