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| INCOMPRESO | 89 |
come quello della storia dello zio Carletto; e noi qualche giorno vogliamo arrampicarci su e guardar le nostre faccie giù nell’acqua, come faceva quell’uomo.
— Che! Humphrey, bada bene! disse sir Everard. Non voglio che lo facciate! Il ramo è marcio e può rompersi da un minuto all’altro.
Humphrey lo guardò con aria addolorata.
— Ne sei proprio sicuro, babbo?
— Sicurissimo; e ti proibisco di farlo. Hai capito?
— Ho capito benissimo, babbo, rispose con un sospiro. Non ci arrampicheremo lassù se non vuoi. Ma non ti farà niente che noi andiamo a guardarlo. Siamo stati impediti così tante volte! e abbiamo tanta volontà di andarci. Se noi ti promettiamo di non arrampicarci, non ci dirai che non bisogna andare, non è vero?
— Lo dirò sempre. Una volta per tutte: non dovete neppure avvicinarvi allo stagno. Mi fido di te, Humphrey. Promettilo!
— È un gran peccato, babbo!
— Non importa. Io non voglio che tu conduca Miles in altri pericoli.
Humphrey, a malincuore, promise, aggiungendo fra sè: — È quasi inutile di farmi promettere qualche cosa, perchè io sono sicuro di dimenticarlo.
Essi cavalcarono in silenzio per qualche tempo, e quando Humphrey tornò a parlare, fu sopra un argomento affatto nuovo.
— Non ho mai saputo, babbo, che tu non volessi bene alla zia Cecilia.
— Ma che cosa vuoi dire, Humphrey? domandò suo padre inorridito,