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Pagina:Montgomery - Incompreso, traduzione di Sofia Bisi Albini, Milano, Baldini e Castoldi, 1915.djvu/9

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INCOMPRESO 11


Che cosa le poteva importare ch’egli dimenticasse ogni raccomandazione e ogni promessa quando non dimenticava mai la sua mamma? e ch’egli non badasse a nulla e a nessuno quando il suo sguardo e i suoi baci erano così desiderati e richiesti?

...Oh, fu un giorno triste per il piccolo Humphrey quello in cui la sua mamma fu portata via. Era stata malata per tanto tempo, poi i suoi occhi incavati che erano rimasti all’ultimo fissati su lui si chiusero per sempre in questo mondo: e le sue mani magre e trasparenti rimasero incrociate sul suo seno, là dove tante volte egli aveva nascosta la testina e fatto singhiozzando le sue confessioni, promettendo d’essere sempre buono.

Sir Everardo, sbalordito dal colpo, non vide quasi i suoi bambini per alcuni giorni, ma quando li rivide si stupì di trovar Humphrey come prima: ancor così sbadato e chiassoso, ancora pronto a cento monellerie. Si era già dimenticato di quello ch’era accaduto?

— Ha poco cuore! — fu la sua conclusione mentre guardava quella figurina vestita a bruno, che rincorreva le pecore in mezzo alle praterie.

Aveva poco cuore? Sì, sir Everardo poteva pensarlo, perch’egli non vedeva il bambino se non nei suoi momenti di distrazione, quando la natura e l’infanzia rivendicavano i loro diritti, e l’elasticità del suo carattere lo lanciava, per così dire, lontano dal suo dolore.

Ma non lo vedeva invece quando il ricordo della sua mamma, ripiombando su lui all’improvviso, faceva scolorire il suo visino.

Non lo vedeva quando, pigliata la corsa verso il sa-