Pagina:Morino - Ai militi concittadini.djvu/9

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 7 —

sona con tanta gioja le armi, lo consolaste per la moderata ed accorta vigilanza onde ogni tentato perturbamento restò deluso, lo consolaste da ultimo per l’alto impegno, che vi sospinse fin qui ad apprendere con tanto di alacrità il maneggio dell’armi. Ma se Pio fu da voi consolato, Roma, la nostra Roma fu in gran parte tutelata da voi. Egli fu per opera specialmente vostra, che l’ordine videsi ricomposto, la tranquillità ridonata, ogni pubblico e privato bene insieme con le persone difeso. Si levi adunque da’ sette colli, si levi festevole un inno di lode, e voi, militi concittadini, graditelo cortesemente. Voi ne siete degni. Il Sommo Pio ve lo ha procacciato, voi meritato lo avete, e Roma, la patria vostra, si compiace di tibutarvelo.

Questo è l’encomio che a voi si debbe per lo passato; abbiatevi ora un incoraggiamento per lo avvenire. Un folto velame nasconde a sguardo mortale gli avvenimenti futuri. In ogni secolo però l’inferno in alleanza stretto coi tristi, mai non ha cessato di muover guerra al trono del Vaticano. Ogni forza umana ha tentato di scuoterlo, di scrollarlo, benché il dito di Dio vi abbia scritto intorno con caratteri non cancellabili per lungo volger di secoli: - Questo trono è mio: guai a chi lo tocca! - Che però voi, miei concittadini, esser dovete preparati ad ogni vicenda. Dio, PIO NONO, la Patria: ecco le tre ricche fonti, donde attinger potrete il coraggio in ogni evento. Uno sguardo al cielo, e vedrete il Dio degli eserciti che per voi, e con voi combatte. Uno sguardo al Quirinale, e vedrete Pio qual novello Mosè sul monte, animarvi con la sua beata presenza, e colle sue braccia verso il cielo innalzate darvi un segno non fallace della vittoria. Uno sguardo finalmente alla