Pagina:Morselli - Carlo Darwin, Milano-Torino 1882.djvu/6

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vi ottenne nel 1831 il diploma abbastanza umile di baccelliere in arti. Ma il Darwin non dava allora e non diede mai alcun valore ai titoli accademici, e poiché il ricco censo glielo permetteva, appena liberato dalle pastoie delle scuole, concepì il vivissimo desiderio di studiare direttamente e da solo, senza guida di maestri, gli splendidi e insieme profondi problemi che la natura lasciava immaginare al suo giovanile entusiasmo di scienziato. A questo studio indipendente e spontaneo della storia naturale egli s’era venuto abituando fin dall’adolescenza, raccogliendo oggetti svariatissimi dei tre regni, ed esercitandosi con molta passione nella caccia, che gli permetteva di osservare gli istinti e le abitudini degli animali.

Si preparava in quei mesi la spedizione della cannoniera Beagle, la quale sotto il comando del capitano Fitzroy doveva cercare di conoscere in tutti i suoi particolari geografici l’estremità meridionale del Continente americano, esplorare alcuni punti importanti del mare del Sud, e risolvere anche taluni problemi scientifici e non poche questioni pratiche relative alla navigazione di quelle plaghe tempestose. Carlo Darwin, nel quale la lettura delle opere dell’Humboldt aveva fatto nascere anche un grande desiderio di viaggiare, si proferse, appena laureato, per l’ufficio di naturalista di bordo: rifiutava ogni stipendio e si obbligava a sostenere del proprio una parte non indifferente delle spese, purché lo si lasciasse padrone di tutte le collezioni geologiche, botaniche e zoologiche, che egli avrebbe messe assieme durante il viaggio. Raccomandato caldamente dal Dr. Henslow, suo professore di botanica a Cambridge, egli poté vedere appagato il suo desiderio, e addì 27 dicembre 1831 col capitano Fitzroy salpava dalle sponde dell’Atlantico.

Il viaggio della Beagle durò quasi cinque anni, e resterà memorabile negli annali del pensiero umano per l’influenza che esercitò sulle convinzioni scientifiche del Darwin e per l’indirizzo che esso diede ai suoi studii. Conviene infatti ritornare indietro di mezzo secolo per comprendere in quale stato d’animo il giovane naturalista intraprendeva quella lunga escursione nei mari e nelle regioni dell’America australe, e con quali dubbii sulla natura delle specie organizzate egli fosse uscito dall’aule universitarie. Non erano ancora scorsi due anni da quella memorabile discussione tenuta nel solenne recinto dell’Accademia francese, a proposito dell’origine delle specie, tra il Cuvier e il Geoffroy-