elencati come soldati ignoti di una compagnia che fa soltanto il suo dovere. Nulla più. Eberhard Waechter sostiene la parte di Ottokar, Albrecht Peter quella di Kuno, Irmgard Seefried la parte di Agathe, Rita Streich è Annchen, Kurt Böhme è Kaspar, Richard Holm è Max. Non resta nulla da aggiungere. Facciamo solo presente che in questa incisione il dialogo è ridotto al minimo indispensabile, quel tanto che basta cioè a preservare il filo dell'azione. Del resto nel Singspiel
esso altro non è che il servitore della musica. I pochi tagli effettuati consistono semplicemente nell’omissione di certe ripetizioni e dell’intermezzo che collega la scena della Valle del Lupo e la scena della Foresta che introduce all’atto III, generalmente tagliata nelle rappresentazioni teatrali. La scena della Valle del Lupo è qui immediatamente seguita dall’entrata di Agathe che funge soddisfacentemente da passaggio.
Interpreti principali: Birgit Nilsson, Jussi Bjoerling, Renata Tebaldi.
Coro e Orchestra dell’Opera di Roma. Direttore: Erich Leinsdorf.
Maestro del coro: Giuseppe Conca. RCA Italiana, 3 dischi LP da 30 cm, LM 6149
Di fronte a un cast eccezionale come quello chiamato a sostenere le parti protagoniste della Turandot pucciniana nella più recente edizione discografica, il povero recensore si trova senza argomenti che non siano quelli della lode incondizionata. Con una incisione simile infatti c’è ben poco da sottolineare e da raccomandare. Tutto si reclamizza da sè. Il patito dell’enfasi canora sa già quali delizie gli si garantiscono, e non è particolarmente originale da parte nostra informarlo che Birgit Nilsson ha delineato la statuaria figura della protagonista con scultorea plasticità di accenti, che Jussi Bjoerling ha svettato nelle estreme regioni tenorili con l’impeto gagliardo di un timbro squillante e generoso e che Renata Tebaldi ha disegnato la tenue e pur drammatica figura di Liù con patetica dolcezza e commovente lirismo. Sono noti altresì gli elementi storico-biografici di quest'opera, la sua interruzione per la morte di Pucci-
ni il lavoro di completamento affidato a Franco Alfano che condusse a termine la fatica elaborando temi stessi dell’opera, appunti, abbozzi lasciati dal Maestro, la prima scaligera del 25 aprile 1926 diretta da Arturo Toscanini.
Turandot fu il conseguimento di una aspirazione maturatasi nel Puccini, che mirava a staccarsi dal genere leggero fino allora da lui prediletto, per affrontare la grande opera, e se certo è la meno pucciniana delle sue opere, appunto con questo palesa
come il cantore di Mimì stesse sopravvivendo a se stesso e alla sua felice stagione e come nel trattamento
orchestrale, nel compiacimento di asprezze sonore, nella predilezione per i soggetti fantastici (ideava anche a quel tempo un Sogno veneziano), pulsassero in lui i
desideri di un aggiornamento allo spirito e alla tecnica della nuova musica.