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Pagina:Musica d'Oggi, 1962.djvu/122

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Sabato 11 agosto


Nel pomeriggio ritornai alla Pietà, non c’erano molti ascoltatori. Cantando le ragazze eseguirono mille virtuosismi, specialmente nei duetti dove si offrivano frequenti occasioni per mettere in mostra l’abilità e le capacità naturali, come emettere le note più acute o le più gravi, o tenere un suono più a lungo, o svolgere passi di bravura con la maggiore rapidità possibile. Si conclude sempre con una sinfonia; venerdì scorso ne fu eseguita una di Sarti[1] che io avevo già ascoltato in Inghilterra nell’opera Olimpiade.

L’orchestra della Pietà è assai grande perchè nel conservatorio ci sono più di mille ragazze, 70 delle quali sono musiciste, cantanti o strumentiste, mentre in ciascuno degli altri tre conservatori, secondo quanto mi dice il signor Latilla[2] esse non superano il numero di 40 e per di più sono scelte fra un centinaio appena di orfanelle come esige il regolamento primitivo. Ma è risaputo che una ragazza, se ha buona voce, può entrare in uno di questi conservatori anche prima che le vengano a morire padre o madre. Qualche volta vi sono anche condotte per esservi educate fanciulle provenienti da città continentali dello stato veneziano: Padova, Verona, Brescia e altre anche più lontane. Per esempio, Francesca Gabrieli, che è venuta da Ferrara e perciò fu chiamata la Ferrarese.[3]

Il conservatorio della Pietà è dunque il più apprezzato per la sua orchestra, e quello dei Mendicanti per le voci: ma tempo e fortuna possono causare gravi alterazioni alle voci. A una scuola di questo tipo basta a dare la celebrità un maestro con le sue composizioni e l’abilità didattica; ma in quanto alle voci la natura può favorire qualche volta più le alunne di questo conservatorio che di quello: e poiché il numero di esse alla Pietà è superiore che negli altri (e di conseguenza sono qui superiori le probabilità di una qualità più alta), è logico aspettarsi che, in generale, questo Conservatorio abbia sempre l’orchestra migliore e le migliori voci.

Al presente il grande valore del signor Galuppi si manifesta in pieno nelle esecuzioni agli Incurabili le quali, a mio giudizio sono superiori a quelle degli altri [Conservatori] per quanto riguarda la musica, il canto e l’orchestra. Dopo di esso viene l’Ospedaletto e pertanto la Pietà sembra godere la reputazione di essere la scuola migliore non tanto per quello che essa vale oggi, quanto per ciò che è stata in altri tempi.

  1. Il faentino Giuseppe Sarti (1729-1802) dopo il 1753 fece rappresentare a Venezia parecchie opere. In seguito risiederà nella laguna 4 anni (1775-79), come maestro all’Ospedaletto.
  2. Vedi in data lunedì 6 agosto.
  3. «La Ferrarese» era il soprannome non di Francesca Gabrielli, ma di Adriana Gabrieli (1755-1795). Vedi anche in data domenica 5 agosto.

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