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Pagina:Musica d'Oggi, 1962.djvu/165

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Assassinio nella cattedrale accolto entusiasticamente a Palermo


Assassinio nella cattedrale di Ildebrando Pizzetti, dopo le trionfali accoglienze ricevute nelle principali città italiane, è stato rappresentato al Teatro Massimo di Palermo. Riportiamo l’articolo che all’opera e alla sua realizzazione ha dedicato Il Giornale di Sicilia del 31 marzo.

La tragedia musicale che Ildebrando Pizzetti ha ricavato dal celeberrimo poetic drama di Thomas Stearns Eliot è giunta a Palermo, preceduta da tutta una serie di successi internazionali.

Già da molti anni Murder in the Cathedral era noto al pubblico dei teatri di prosa italiani, quando Margherita Wallmann — recatasi a Londra per la regia di alcune opere al Covent Garden — ebbe occasione di incontrare Eliot nel suo minuscolo e pittoresco studio di direttore della casa editrice Faber and Faber. La conversazione cadde sulla possibilità di trasformare in opera lirica il fortunatissimo poetic drama, ma il grande scrittore confessò la propria ignoranza in materia di teatro musicale, e solo dopo aver assistito alla rappresentazione di una delle opere preparate dall’illustre regista al Covent Garden si lasciò indurre a dare il sospirato consenso.

Interpellato al riguardo dalla signora Wallmann, Pizzetti le confessò di conoscere già Assassinio nella Cattedrale e di ritenere l’opera irrealizzabile secondo le concezioni che lo avevano ispirato nel dar volto musicale ad altre tragedie, e ciò, a causa della mancanza di un personaggio principale femminile. Ma le perplessità del Maestro caddero quando alle sue obiezioni la signora Wallmann rispose mettendo in risalto il ruolo contrappuntistico che le donne di Canterbury assumono nei riguardi della figura prepotentemente protagonistica dell’Arcivescovo. L’uso del coro ha sempre avuto un peso più che notevole nell’arte pizzettiana; così, la possibilità
di risolvere in senso classicamente corale una difficoltà solo apparente, spinse il Maestro ad accettare l’incarico.

Come è noto, Pizzetti attribuisce alle parole o ai versi dei suoi testi un valore già potenzialmente musicale. Appunto in funzione di questo presupposto, il musicista si è spesso preparato da sè i testi da mettere in musica, venendo meno a questo principio solo nel caso di due lavori di D’Annunzio (Fedra e Figlia di Iorio) e del recentissimo Calzare d’argento di Riccardo Bacchelli. Alle prese con i problemi che Murder in the Cathedral comportava necessariamente, il Maestro si è rifatto alla versione italiana «ufficiale» di mons. Alberto Castelli, su questa versione lavorando sagacemente di lima, in modo da ridurre il testo a quelle dimensioni che si adattavano alle necessità strutturali e stilistiche della «tragedia musicale».

Dal punto di vista dell’opera in musica, Assassinio nella Cattedrale offre all’artista una serie di opportunità drammatiche, che si risolvono per lui in altrettante occasioni di coerenza. Chiuso nella turris ahenea delle sue concezioni musicali, Pizzetti resta incorruttibile e paradossalmente sordo ai cospicui rivolgimenti che l’arte dei suoni (o dei rumori: siamo i primi a non aver paura dei termini) ha sopportato negli ultimi cinquant’anni.

Così, lo stile di Assassinio è quello che fu già di Fra Gherardo o di Ifigenia. E se il nuovo capolavoro ci scuote meno di quanto non lo avesse fatto, a suo tempo, l’indimentica-

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