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mai una senza risposta, anche se era cosa da niente. Inoltre scriveva prima le minute, le correggeva poi e quindi le copiava in bella copia... Più di una volta egli si dolse di questo lavoro, che lo paralizzava se teniamo conto del fatto che già nel 1928 e 1929 egli doveva moderare tutte le sue attività. Troviamo così, spesso, lettere cominciate un giorno, continuate il giorno dopo e finite nel giorno successivo.
Nè Falla potè evitare di comporre altre musiche in quel periodo che avrebbe dovuto essere tutto dedicato ad Atlántida. Alcune sono conosciute per la loro importanza e per la loro bellezza, sono veri capolavori per la qualità delle idee e le perfezione della fattura. Altre non lo sono perchè si tratta di cose di minore impegno, ma sono state composte con la stessa precisione con cui scriveva una lettera o preparava articoli e conferenze.
Dal giorno in cui Falla inizia Atlántida notiamo i lavori seguenti la cui enumerazione non è da considerarsi definitiva: Sonetto a Corversi di Luis de Gongora; Fanfara, in omaggio a Arbos; Le Tombeau de Paul Dukas e Pedrelliana.
A queste opere dobbiamo aggiungere, ancora, le musiche di scena per l’auto sacramental di Calderón de la Barca, El Gran teatro del mundo e per la commedia di Lope de Vega, La Vuelta de Egipto, l’adattamento di alcune Cantigas e di antiche danze spagnole del Cancionero di Pedrell, per bambini; l’adattamento del Canto de los Almogavares di Pedrell. Infine, revisioni di musiche polifoniche spagnole di Morales, Guerrero, Victoria, Escobar, Del Encina e un lavoro corale, Ballata di Maiorca scritta nel 1933 durante un soggiorno nell’isola e dedicata alla Capilla Clasica diretta dal Reverendo Thomas. Il testo è preso dal X canto dell’Atlántida; si tratta della realizzazione polifonica dell’Andantino della Ballata in fa maggiore di Chopin. Fu eseguita nella Certosa di Valdemosa - dove Chopin abitò — nello stesso 1933, dal coro della citata cappella. La citazione di queste opere, create durante il tempo dedicato ad Altántida ha in generale maggior significato dell’elencazione delle attività che si intromisero nel cammino della sua gran cantata scenica. Abbiamo già fatto riferimento al pensiero fermo e analitico del compositore: non era quindi possibile che queste composizioni e revisioni nascessero da un atteggiamento lontano o indifferente da quello che dominava il lavoro di Falla in quegli anni. In più credo che secondo la loro maggiore o minore importanza, il Sonetto, il Tombeau o le musiche per Lope e Calderón aiutano a comprendere Atlántida, tanto quanto i lavori sui polifonisti. Sarà facile riconoscere in Atlántida la linea altamente lirica e declamatoria del Sonetto — e perfino alcune modulazioni e cadenze — e la struttura polifonica del Tombeau de Dukas. E nelle brevi musiche di commento de El Gran teatro del mundo ci sorprende incontrare delle cadenze direttamente imparentate col Parsifal ma procedenti da motetti di Victoria o di Lasso; l’uso di Cantigas di Alfonso il Saggio oppure, nella semplicità e nella brevità necessarie, l’impiego della polifonia vocale e istrumentale che ammiriamo in Atlántida.
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