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Quello che Margherita Wallmann ha fatto supera ogni elogio. Essa è riuscita a dare un nesso a ciò che ne mancava, a dare movimento e ritmo a ciò che era statico. La bellezza delle sue evocazioni (visioni, vetrate, quadri del Rinascimento) prende il cuore e la fantasia.
La scena di Nicola Benois è un edificio alla Piranesi sul quale si proiettano visioni colorate. Un chiostro semicircolare ricorda quella cattedrale spagnola e mistica dove si materializza il sogno di Falla. Infine sulla scena tre piattaforme girevoli, una grande nel mezzo, due più piccole ai lati, aiutano nella rappresentazione del movimento della folla, di volta in volta stilizzato e avvincente per la plastica bellezza.
Il coro, il cui contributo è fondamentale, è diviso in due gruppi: uno impiegato come storico, situato sul proscenio, immobile; l’altro, d’azione, che si sposta continuamente. Tale concezione viene articolata con elasticità e piace sia come invenzione che nelle varie realizzazioni che essa consente. Inoltre, la signora Wallmann ha avuto delle trovate geniali che si inseriscono molto bene nell’insieme. Questa messa in scena è degna della musica che illustra.
Il ruolo principale è sostenuto dai cori, e quelli della Scala si sono mostrati all’altezza del loro compito. La preparazione ha richiesto un anno di lavoro per la messa a punto, ma con quali risultati! I cori omofoni, in particolare, a cappella, rappresentano uno dei momenti più alti dell’Atlántida. Gli altri personaggi non fanno che delle apparizioni. La signora Simionato, come regina di Pirene, canta un lamento sublime.
La signorina Stratas, che abbiamo già ascoltato con l’orchestra di Montreal, ha reso molto bene il sogno di Isabella la Cattolica. Tra gli uomini il solo la cui parte abbia una certa estensione è il Corifeo: un baritono-basso, Lino Puglisi, che è stato superbo. Tutti gli altri personaggi, si tratti di cantanti, di mimi, di ballerini, sono stati assai bravi. E assai bravo è stato anche Thomas Schippers che dirigeva l’orchestra della Scala e che ha interpretato con rispetto e sensibilità una partitura epica e religiosa a un tempo.
Tra il sogno distrutto, l’Atlântida, e quello che sorge, l’America — una America cattolica sotto la protezione della Spagna — Manuel de Falla ha posto una caravella che porta i nostri sogni e le nostre speranze.
È vanto della Scala di Milano di avercene dato un equivalente plastico che, invece di distruggerli, ce li ha ravvivati e avvicinati ancor più.
marcel schneider
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