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di tanti anni, di ricostruire con sicurezza tutte le linee della didattica di Clementi.
La parte strettamente teorica del Metodo, che più ci interessa, consiste nella descrizione della posizione del corpo (gomito staccato dal fianco e un po’ più alto della tastiera, avambraccio in linea leggermente inclinata in basso) e della mano («tondeggiante, il pollice e le altre dita leggermente e senza stento incurvate, e situate al disopra e nel mezzo dei tasti»)[1], nella insistenza con cui viene più e più volte affermata la necessità di scegliere razionalmente la diteggiatura («il migliore maneggio non è sempre il più facile»), nel consiglio di studiare a mani separate e lentamente. Manca però la descrizione del modo di attaccare il tasto.
Da quanto dice Mozart, pare che Clementi usasse i movimenti vibratori della mano e dell’avambraccio (Mozart consigliava alla sorella di non studiare i passi di seste e di ottave delle Sonate di Clementi «per non guastarsi la sua mano calma e ferma»), ma dal Metodo non possiamo ricavare alcun suggerimento. Certe diteggiature usate nel Metodo — le note ribattute con uno stesso dito, ad esempio, mentre le altre dita non sono impegnate — fanno supporre una partecipazione attiva della mano, contraddetta però da alcuni Studi del Gradus. Tuttavia, non ci sembra irragionevole supporre che Clementi usasse diversi tipi di tocco (sarebbe questa, fra l’altro, la più plausibile spiegazioni della tentata «imitazione dell’orchestra»); se così è, la tecnica di alcuni dei suoi diretti ed autorevolissimi successori (Field, Berger, Kalkbrenner), con la ricerca del perfezionamento del dito e l’immobilizzazione assoluta della mano, segna un’involuzione rispetto alla tecnica del Maestro.
Il Metodo, storicamente, rappresenta il contributo più interessante dato da Clementi all’evoluzione della didattica. In valore assoluto, naturalmente, nessuna opera clementina può essere paragonata al Gradus ad Parnassum. Ma il Gradus non segna una svolta, e rappresenta invece la sintesi matura delle esperienze che abbiamo ripercorso. E quindi, entro gli obbiettivi limitati di questo scritto, quando del Gradus si sia detto che è un’opera indispensabile ai pianisti, si è detto tutto.
Si può aggiungere, per meglio qualificare il valore del Gradus, che le opere veramente indispensabili nella educazione tecnica del pianista sono poche, e che stanno agevolmente nel giro di quattro nomi: Bach, Clementi, Chopin, Liszt. Può sembrare un’affermazione azzardata; ma è una verità, che purtroppo non possiamo più illustrare in questo articolo.
piero rattalino
- ↑ Il Metodo venne stampato in francese. La traduzione è quella della prima edizione italiana (Bologna, senza data, ma verosimilmente, a giudicare dai caratteri tipografici, intorno al 1830).
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