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tutta la Settimana ha aleggiato il ricordo di colui che ne fu, in Siena stessa, il grande animatore e direttore artistico: Vittorio Baglioni, che una sorte crudele ha portato via improvvisamente poco prima
zio dei lavori nel pieno delle forze e della feconda attività. Tutti i complessi si sono recati commossi a deporre fiori sulla sua tomba, come per dirlo presente ancora fra loro.
giulio cogni
Musica e cultura a Livorno
Fra i tanti congressi che caratterizzano gli incontri e gli scambi culturali della stagione estiva, è certo che la Settimana internazionale «Europa Oggi» tenutasi a Livorno dal 10 al 18 luglio scorso, poteva apparire non tanto il convegno più nuovo e inedito quanto il più ambizioso. Già l’intervento inaugurale di Giuseppe Ungaretti apriva infatti una prospettiva di non comune ampiezza e cultura; ma era proprio il programma d’inserimento dell’arte italiana odierna «nel quadro della produzione artistica europea» che poteva convertire il corso in un’informazione più indicativa che consuntiva. Che ciò non sia affatto avvenuto, ma che anzi il convegno abbia consentito, nell’articolazione molteplice delle sue parti (dalle arti alla letteratura ed alla musica, dal teatro al cinema ed agli aspetti televisivi), una sintesi mirabile ed unitaria della cultura odierna, assicurandosi la finalità di un «acquisto» collettivo (per gli stessi docenti, oltreché per i numerosi discenti, italiani e d’ogni parte del mondo), è merito primo dell’organizzatore Egidio Guidubaldi e di Fabrizio Winspeare, presidente del Centro artistico Il Grattacielo, sede della Settimana. La piena riuscita della nuova manifestazione è stata inoltre assicurata dagli interventi di illustri docenti ed esponenti ufficiali della cultura, quali Dell’Acqua, Bellonzi e Carli per le arti, Mario Apollonio per la letteratura, Roberto Lupi per la musica, Radice e Costa per il teatro e Verdone per il cinema. Esito che
è venuto a coronare, secondo una precisa premessa, «un atto di fede crescente nelle possibilità culturali della piovincia», che, pur fuori «di quel veicolo normale di cultura che è la metropoli», almeno si avvantaggia di una ricchezza di «vibrazioni umane tipica degli ambienti nuovi» e dell’assenza di schemi precostituiti. Livorno è città commerciale, in apparenza la meno toscana e centro-italiana: una delle poche tuttavia a possedere una «portualità» culturale, già in precedenza assicurata da un Centro artistico che ha scambi con l’estero, e l’unica forse pienamente capace di promuovere e di attuare in un convegno una colleganza tra le arti, tanto più difficile quanto più viva oggi.
Lezioni e conferenze venivano ad assicurare un ruolo italiano non certo scontato, a conferire cioè al nostro Paese una presenza non di derivazione ma di chiara aggregazione al quadro artistico europeo; e che inoltre venivano a toccarci, nella nostra presenza e coscienza storica. E nei parametri di una cultura moderna la nuova musica ha avuto un rilievo spiccato, eleggendosi a vero centro d’interesse generale. Già infatti nella bella prolusione di Ungaretti e nelle stimolanti lezioni sinottiche di Apollonio essa era stata compulsata e levata a presenza, quasi per la necessità di un ricupero legittimo ma perfino polemico, in considerazione della desuetudine in cui essa versa nella cultura italiana collettiva. La musica era dunque presagita ed attesa: eppure il com-
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