Nel riassunto del libretto del
Calzare d’argento, era chiaramente ricordato che Ildebrando Pizzetti nella richiesta del testo formulata a Riccardo Bacchelli, si era preoccupato di ben precisare essere sua aspirazione, musicare non una farsa o un’opera buffa, ma una commedia «venata di patetico e d’appassionato». Valga la ripetizione a far ricredere coloro che pensarono, quando si cominciò a parlare del nuovo spartito, che il Maestro, seguendo l’esempio del
verdiano Falstaff, stesse lavorando intorno ad una opera comica.
Forse questo potrà anche accadere in seguito, per il magnifico vigore giovanile che continua a dimostrare l’illustre compositore, ma per quello che si riferisce a
Il calzare d’argento, pur rispondendo il soggetto alla commedia come il Maestro la desiderava, niente vi si riscontra di comico. Forse, e solo per quanto riguarda la figura del protagonista, e quella della donna da lui amata, non manca un certo senso di profondo romanticismo, tutt’altro che frequente nella musica pizzettiana. È una quasi innovazione bene accetta, che delicatamente traduce in melodiose note l’umanità e la potenza degli effetti, così efficacemente fissati nell’ottimo libretto di Riccardo Bacchelli, poeta, scrittore e uomo di teatro contemporaneo, certamente tra i più rappresentativi non solo in patria, ma anche all’estero. Citiamo ad esempio l’appassionata dichiarazione che Giuliano fa all’amata Metarosa: «...non so fare altro che cantare — e da che ho visto voi, cantar
d’amore!». Per il resto, rifulge anche come in tutta la vasta produzione pizzettiana,
in Il calzare d’argento, la concezione unita e complessa di un’azione fremente, come sempre l’ha sentita ed espressa il musicista, in un prezioso ed efficace linguaggio, che in maniera mirabile fonde il movimento sinfonico e drammatico, in una forza di nobile e sincera espressione, che avvince e commuove.
Ma vette addirittura sublimi ha saputo questa volta raggiungere Ildebrando Pizzetti nella pagina che conclude Il Calzare d’argento, pagina d’una travolgente, immensa grandiosità, nella quale vibrano i mistici, caldi sentimenti di tutto un popolo, che solenni si elevano fino al cielo, in un inno di gloria alla prodigiosa effige del Volto Santo di Cristo, perchè accompagni nelle sue peregrinazioni attraverso il mondo, il miracolato giullare Giuliano della Viola. È un lirismo ad ampio respiro che solo un Pizzetti poteva offrirci, e che ieri sera meritatamente ha fatto scattare l’uditorio in una acclamazione unanime, che sembrava non dovesse avere mai termine.
Ma tanti e tanti altri sono gl’indiscutibili pregi del Calzare d’argento, che l’Ente Autonomo del San Carlo con la sua squisita sensibilità artistica, ha voluto far conoscere al pubblico napoletano, subito dopo la sua prima fortunata rappresentazione scaligera.
Lo spettacolo è stato curato con quella scrupolosità e quella ricchezza di mezzi richieste sia dalla nobile opera d’arte, che dal rispet-